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Strumenti di analisi e tecniche di riduzione del rischio di IB

Nota per le organizzazioni di volontariato operanti sul territorio del Comune di Roma- Campagna AIB 2005

Come già esposto in un breve scritto del 2004 (Indicazioni di massima per la riduzione del rischio di ib nel Comune di Roma), la riduzione del rischio da Ib rappresenta una scelta più vantaggiosa , nel rapporto tra risorse impegnate e difesa della vegetazione, rispetto alle strategie di intervento centrate sulla lotta attiva contro i focolai dopo che essi hanno avuto modo di svilupparsi. In particolare, gli interventi di riduzione, possono essere pianificati attraverso programmi mirati, cosa che non è possibile di fronte all’emergenza rappresentata da un  incendio  dalla imprevedibile evoluzione. Sappiamo  con certezza, quanto un’ora di lavoro svolto da un operaio addetto alla rimozione di vegetazione secca possa eliminare il rischio in una determinata area che si intenda proteggere, una previsione impossibile nel caso di un operatore AIB impegnato sul fronte di un incendio.

Tuttavia, nonostante l’ovvietà di questa semplice considerazione, la testimonianza fornita dalle secolari tradizioni agro forestali e, da ultimo, le moderne tecniche di prevenzione adottate da altri Paesi mediterranei (soprattutto la Francia), la prevenzione del rischio continua a non essere praticata da gran parte delle pubbliche amministrazioni e pare che fatichi ad affermarsi come strategia principale di intervento delle organizzazioni di volontariato. Possiamo affermare che, in alcune aree verdi gestite dal Comune di Roma, abbiamo cominciato a vedere interventi efficaci di taglio della vegetazione in periodo utile, e abbiamo osservato volenterosi cittadini fare lo stesso in prossimità delle loro abitazioni che spesso si trovano assediate dal fuoco. Purtroppo, però, questi esempi virtuosi sono decisamente rari rispetto all’incuria generale che caratterizza i bordi delle strade, i margini dei boschi di proprietà privata, i terreni incolti e, persino, alcune aree insignite del titolo di Parchi o riserve naturali presenti nel territorio di Roma. Preoccupa, inoltre la tendenza delle organizzazioni di volontariato a cercare di dotarsi di veicoli fuoristrada, pompe antincendio, divise, luci d’emergenza, ecc.  mentre sembrano essere trascurati strumenti utili alla prevenzione quali decespugliatori, falciatrici, trattorini e quant’altro può aiutare i volontari a prevenire i rischi di incendio.  La spiegazione di tutto ciò, probabilmente, può essere trovata nella motivazione psicologico-culturale che fa apparire più rilevante o ‘eroica’ la lotta contro un fuoco devastante piuttosto che  il paziente lavoro del giardiniere che elimina le erbe infestanti e questo, è umanamente comprensibile. Tuttavia da quando una tale prospettiva, alimentata dall’ipocrisia dei media, ha cominciato a diffondersi nel nostro Paese, abbiamo assistito alla crescita della spesa pubblica in materia di lotta attiva correlata direttamente all’aumento della superficie percorsa dal fuoco. Insomma, è macroscopicamente visibile che più si spende, più c’è qualcuno interessato a che la spesa aumenti e che, quindi, sia un potenziale mandante degli incendiari.

 L’analisi del rischio potenziale da IB

 Massa infiammabile

Non è possibile prevedere se un estate sia più o meno piovosa, come ben sanno tutti i metereologi che rifiutano il ruolo di stregoni mediatici, però possiamo prevedere, con sufficiente attendibilità, quando comincia ad esserci il rischio da incendi e quanto pericolosi potranno essere. Il cooordinatore provinciale del CFS di Roma, qualche anno fa, ci diceva che, per capire quanto avrebbe dovuto lavorare durante l’estate, aveva preso l’abitudine di osservare una certa collinetta vicino a casa sua che rappresentava un campione statistico di assoluta precisione del rischio da IB nel territorio agro-silvo-pastorale che doveva proteggere. Ma cosa osservava l’astuto ufficiale ? Semplicemente quanto era alto il grano e qual’era il suo grado di maturazione. L’altezza del grano rivela anche quella di tutte le graminaceee selvatiche (Avena sterilis, Hordeum sp., etc.) indicando la massa della vegetazione erbacea facilmente infiammabile, mentre il suo grado di maturazione indica quanto tempo manca al periodo di seccagione che consente l’innesco degli incendi. Questi due fattori, determinati dall’andamento meteoclimatico della tarda primavera mostrano delle differenze sostanziali di anno in anno, e permettono una buona previsione di quanto succederà, perlomeno nella prima parte dell’estate. Successivamente, eventuali piogge estive potranno far crescere intorno alle graminacee selvatiche nuove piante che con il loro contenuto d’acqua modereranno l’infiammabilità dei terreni coperti da vegetazione infestante, ma, in termini di opere di prevenzione, quello che ci interessa è capire, entro il mese di giugno, dove concentrare gli interventi.

Se la vegetazione erbacea si presenta, prima dell’inizio dell’estate, di ridotte dimensioni, possiamo prendere in considerazione l’ipotesi di non doverla necessariamente rimuovere dappertutto, in quanto può non essere sufficiente a fungere da innesco per un incendio. Si può valutare,oltretutto che un eventuale focolaio, venendo a mancare di sufficiente massa infiammabile, possa essere facilmente spento senza grossi sforzi. In caso contrario, se la massa è imponente (al di sopra di un metro, ad.es.) dobbiamo fare ogni sforzo per eliminarla o ridurla, dato che ogni intervento di spegnimento sarebbe fortemente problematico.

Programmazione degli interventi di rimozione

 Tipologie

Gli interventi  di rimozione possono essere di vario tipo:

Totale con interramento – Prevede il passaggio con solchi di aratro nella zona da mettere in sicurezza, interrando così la massa erbacea. 

Sfalcio e rimozione- L’erba va tagliata rasente al suolo e viene portata via. E’ un intervento piuttosto costoso da effettuare ove non si disponga di un aratro o in zone ove non ne sia possibile l’utilizzo. Utilizzando potenti decespugliatori, talvolta non è necessario rimuovere tutto lo sfalcio, dato che una buona parte viene allontanato o disperso.

Trinciatura- Consiste nell’utilizzare macchine tagliaerba a  lame rotanti che riducono la vegetazione in polvere. E’il metodo più economico e consigliabile in terreni pianeggianti ma è possibile metterlo in pratica quando la vegetazione non sia troppo alta (per ridurre l’altezza si può fare un primo taglio agli inizi del mese di maggio, ed un secondo due o tre settimane dopo ) onde evitare la permanenza sul terreno di uno strato troppo alto di materiale altamente infiammabile.

Queste tecniche possono essere utilizzate sia per eliminare completamente il rischio di incendio su tutta la superficie  in un terreno (ad es. nei parchi pubblici con alberature rade) sia all’esterno di aree boscate e cespugliate che si intenda proteggere (è consigliabile una fascia di un minimo di 3 mt. di ampiezza) o intorno ad abitazioni, bordi delle strade, ferrovie, ecc. In alcuni casi si possono creare due o tre fasce per  impedire, limitare o ritardare l’estensione dei  possibili fronti di fuoco.

 Conformazione ed esposizione del terreno  

Un bosco che si trovi in cima ad una scarpata coperta da vegetazione infestante è  potenzialmente vittima di un incendio devastante. Nonostante questo comporti un certo sforzo, è necessario eliminare in una fascia quanto ampia possibile la massa erbacea prossima al culmine del declivio, cercando di evitare il rischio che il calore delle fiamme, nella sua irradiazione verticale, entri in contatto con la vegetazione da proteggere. E’facile calcolare l’ampiezza della fascia, valutando il grado di inclinazione , la ventosità media del luogo e le dimensioni verticali dell’erba, fattori che incidono sulla potenziale altezza delle fiamme.

Viceversa, un bosco che si trovi in fondo ad una scarpata, mostra un indice di rischio infinitamente più basso. In questo caso può essere sufficiente eliminare l’erba nella parte superiore della scarpata  che confina con strade accessibili a potenziali incendiari i quali, difficilmente, tendono ad avventurarsi in luoghi troppo scoscesi nei quali rischierebbero di essere intrappolati dal loro stesso incendio o avvistati.

Nei terreni pianeggianti è buona norma privilegiare l’intensità degli interventi di rimozione  nei versanti meridionali e occidentali  delle aree da proteggere, quelli, cioè esposti ai venti dominanti in periodo estivo.  I versanti settentrionali ed orientali, poi, risultano meno esposti all’irradiazione solare, con inferiore perdita di liquidi nell’apparato foliare delle piante e conseguente minor rischio di infiammabilità.

 

Strumenti tecnici

Sono essenzialmente 4:

1-   Decespugliatori a filo- Consentono contemporaneamente lo sfalcio e la parziale dispersione dell’erba, possono essere utilizzati su qualsiasi terreno ma comportano un certo sforzo fisico, la necessità di operare con protezioni su tutto il corpo e il lavoro si svolge con una certa lentezza anche per la necessità di cambiare spesso il filo. Consigliabili solo su tratti non accessibili agli altri mezzi. Il costo, per uno strumento  affidabile è intorno ai 250 euro. 

2-   Trattorini rasaerba- Sminuzzano l’erba (alcuni modelli evoluti sono dotati di serbatoio che consente la totale asportazione dello sfalcio) e sono piuttosto veloci, a seconda della loro potenza. Possono, però, operare su terreni non troppo scoscesi e o con troppe buche o ostacoli. In particolare la presenza di sassi, alla lunga, può danneggiare le lame. C’è inoltre bisogno di un veicolo di notevoli dimensioni (almeno un van) per il loro trasporto In compenso non richiedono alcuna fatica o particolare abilità da parte dell’operatore. Prezzo intorno ai 2000 euro.

3-    Falciatrici semoventi a barra oscillante- Sono macchine che si conducono camminando e che tagliano erba e arbusti alla base con efficacia. Non hanno problemi con gli ostacoli, intorno ai quali possono facilmente girare  a distanza ravvicinata, né con sassi o altri oggetti duri che non entrano in contatto con i denti delle lame.   Inoltre si muovono agevolmente anche in terreni con forte pendenza. Alcuni modelli, in passato, si sono rivelati eccessivamente fragili per usi troppo spinti: è quindi necessario spendere un po’ di più per marche affidabili. L’erba tagliata, poi, va necessariamente asportata manualmente se non si vuole lasciarla al suolo. La velocità di lavoro è di circa 5 km. all’ora per un’ampiezza di taglio tra i 60 e gli 80 cm. Costo intorno ai 700-1000 euro.  

4-    Trattori dotati di fresa- Destinati agli interventi di interramento. I costi e le difficoltà di utilizzo e trasporto ne sconsigliano l’uso alle organizzazioni di volontariato.

 
Modalità di esecuzione

La scelta consigliabile è di mobilitare i volontari nell’opera di sfalcio tra la metà e la fine del mese di maggio, per dare tempo ai residui vegetali di difficile asportazione di disperdersi o decomporsi prima dell’arrivo della stagione degli incendi, tuttavia anche interventi successivi mostrano indubbia utilità. In tale periodo il lavoro può essere svolto senza troppi problemi nelle ore più fresche della giornata. C’è da ricordare che chi opera con i decespugliatori deve essere piuttosto coperto e, quindi, il caldo va considerato un nemico. In un turno di lavoro di una o due ore , un  volontario non particolarmente esperto munito di decespugliatore può  senza grande fatica, eliminare la vegetazione su una superficie di 100 mq, che corrispondono ad una fascia protettiva di 30-50 mt. lineari. Un trattorino rasaerba di dimensioni modeste può, nello stesso tempo, coprire una supeificie di 300 mq. o realizzare una fascia di 600-900 mt lineari. Ad un livello intermedio si collocano i risultati realizzabili con un falciatrice semovente a barra oscillante. Molto più veloce il trattore dotato di fresa, capace di mettere in sicurezza un bosco di 300 ha in mezza giornata lavorativa.


Conclusioni

L’eliminazione della vegetazione erbacea comporta un impegno di tipo diverso per il volontario AIB. Allo sforzo caotico e imprevedibile denso di rischi, talvolta molto gravi che la lotta attiva comporta (con risultati quasi sempre insoddisfacenti), contrappone un’attività programmata e tecnicamente orientata, praticamente priva di rischio e con risultati assolutamente garantiti in termini di integrità della vegetazione da proteggere. I costi in termini di energie, carburanti, dotazioni tecniche e fatica fisica, sono infinitamente inferiori. Tuttavia la cultura della prevenzione stenta ad affermarsi come la principale da acquisire nella lotta AIB. Come abbiamo già accennato, i motivi possono essere psicologici , economici o culturali e, mentre riteniamo obbligatorio un cambiamento nelle politiche delle pubbliche amministrazioni e dei privati che possiedono terreni a rischio, ci rendiamo conto delle difficoltà di far cambiare mentalità e abitudini ai volontari i cui sforzi generosi vanno bel aldilà del semplice buon esempio per gli altri soggetti sociali coinvolti nel problema degli incendi. Tuttavia cominciamo a dare qualche piccolo suggerimento,  specialmente a quelle organizzazioni che hanno un legame stabile con il territorio

per avvicinarsi a questa pratica virtuosa, senza cambiare immediatamente la propria attitudine alla lotta attiva: 

1-   Cercate di rammentare i luoghi dai quali, nel passato sono partiti con maggiore frequenza gli incendi.

2-   Osservate quei tratti esterni di bosco da dove il fuoco è più spesso penetrato a seguito di incendi nei campi circostanti.

3-   Cercate di capire quando un’abitazione rischia di essere accerchiata dalle fiamme o in quale punto di una strada gli incendi rendono impercorribile la carreggiata. 

In tutti questi casi, con poche ore di lavoro all’aria aperta, senza l’insopportabile fumo e, soprattutto senza la preoccupazione di dover fare i conti con situazioni irreparabili, l’eliminazione della vegetazione infestante contribuirà decisamente alla salvezza dei boschi e migliori risultati negli interventi di spegnimento. 

 

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