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Alla attenzione del caposervizio Cronaca di Roma de "IL GIORNALE"

 L’articolo di apertura  “ Niente soldi per i vigili del fuoco  capitolini”  pubblicata nella prima della Cronaca di Roma a  firma Stefano Vladovich domenica 5 agosto u.s. , merita a  nostro avviso alcune brevi considerazioni, nonché  importanti  doverose precisazioni.


1) Consideriamo puerile e fuorviante dirigere un contenzioso  amministrativo esistente tra Regione Lazio e  una categoria,  peraltro esigua, di pompieri (3 distaccamenti che non

raggiungono le 20 unità di personale) verso una polemica nei  confronti del mondo del volontariato, proponendone ai lettori  una immagine distorta e non veritiera.

 

2) E’ assolutamente falso che i volontari prendano soldi per  l’attività di vigilanza e di intervento che viene organizzata per  la prevenzione e l’abbattimento degli incendi boschivi. La  prestazione dei volontari è, infatti, assolutamente gratuita. Le  risorse regionali, peraltro insufficienti a coprire le necessità,  vengono utilizzate per l’acquisto di attrezzature, per le  assicurazioni dei mezzi utilizzati, per il rifornimento e la  manutenzione ordinaria e straordinaria degli stessi. Non c’è  nessun volontario della Penisola che riesce a portare a casa un  centesimo di euro per “portare avanti la sua famiglia”.  Quanto alla tempestività dei finanziamenti, la storia della  Regione Lazio costituisce una antologia di ritardi incredibili, di  dimenticanze e errori, di cui ogni cittadino della Regione può  dare piena testimonianza. Le cose, allo stato attuale, non sono  cambiate. E le organizzazioni di volontariato non godono certo  di una corsia preferenziale.

 

3) I pompieri sostengono di aver dovuto ’salvare’ i volontari.  Dovrebbero citare episodi precisi e circostanziati, in quanto è sempre possibile che, durante le operazioni di spegnimento,  qualche elemento si trovi esposto al rischio, magari perché si  trova in una posizione più avanzata di altri operatori. Più volte è  capitato di dover esortare i vigili del fuoco, (a cui preparazione  non contempla la conoscenza del grado di infiammabilità delle  singole specie vegetali), di spostarsi dalle vicinanze di piante di  ginestra perché tendono ad esplodere improvvisamente, così  come di dover intervenire perché qualche autobotte priva di  trazione integrale si trovava immobilizzata in mezzo al fuoco.  Tutti hanno bisogno di imparare e tutti possono fare errori.  Porre l’argomento così come lo hanno posto i pompieri è  sicuramente la maniera più sbagliata di risolvere i problemi che  si creano con la necessità di cooperare tra le differenti realtà che lottano contro gli incendi.  

 

4) La scelta di incaricare i pompieri dell’addestramento dei volontari è una scelta discussa e discutibile  Ricordiamo al riguardo che le vigenti disposizioni in materia di tutela del patrimonio boschivo dagli incendi affidano al Corpo Forestale dello Stato il compito tecnico di coordinamento, di monitoraggio e di supervisione e citiamo, in tale contesto  la L 353 del 21.11.2000 che all’ art 5 recita   “Le regioni curano, anche in forma associata, l’organizzazione di corsi di carattere tecnico-pratico rivolti alla preparazione di soggetti per le attività di previsione, prevenzione degli incendi boschivi e lotta attiva ai medesimi” . Per l’organizzazione di tali  corsi le regioni “possono” avvalersi in via prioritaria  del Corpo forestale dello Stato. 

 

 Associazione OIKOS

Cooriv Provincia di Roma

ANPAS Regione Lazio

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 Ai vigili del fuoco niente straordinari di Stefano Vladovich [Il Giornale 05.08.07]

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