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RISCHIO DA INCENDIO NELLE PRINCIPALI FITOCENOSI DELLA REGIONE LAZIO

 

 a) Piovosità relativa

 b) Temperatura dell'aria

 c) Ventosità

 d) Esposizione solare

 e) Struttura del suolo

 f) Periodo vegetativo

g) Presenza di acque correnti e stagnanti di superficie.


Come abbiamo osservato nelle sezioni precedenti, esistono delle condizioni particolari che consentono lo sviluppo di un incendio.

Se il fattore umano è quello che alle nostre latitudini comporta l'accensione di un focolaio, perchè questo  si sviluppi sono necessari i tre elementi del triangolo del fuoco. L'elemento maggiormente inibitore dei tre elementi è l'acqua. Questo prezioso liquido assolve sia alla funzione di raffreddamento della temperatura di combustione sia a quella di rendere indisponibile l'ossigeno.

Appare, quindi, ovvio che la  maggiore o minore presenza d'acqua sia quella che prioritariamente influenza l' indice di  rischio  da IB. I parametri che determinano la  presenza dell'acqua nei  siti vegetativi sono i seguenti:

 a) Piovosità relativa  

Incide sull'umidità  dei suoli, ove, attraverso l'apparato radicale, viene fornita acqua ai tessuti fogliari.

 

b) Temperatura dell'aria 

Favorisce l'evaporazione dell'acqua dai suoli e dai tessuti fogliari.

 

c) Ventosità 

Lo stesso che al punto b)

 

d)  Esposizione solare 

Lo  stesso che ai punti b) e c)

 

e) Struttura del suolo 

La densità granulare dei suoli determina maggiore o minore drenaggio degli stessi. Un terreno sabbioso non trattiene a lungo  l'acqua negli strati utili all'approvvigionamento delle piante. Un terreno argilloso (a tessitura finissima) consente lunghi ristagni e un approvvigionamento durevole.

 

f) Periodo vegetativo 

La  parte aerea (fusti e foglie) delle piante erbacee si rinnova annualmente e in determinate stagioni  rimane come residuo privo di liquidi.

 

g) Presenza di acque correnti e stagnanti di superficie. 

Permette un approvvigionamento idrico costante.

 

L'altro elemento del triangolo da considerare è la presenza di  combustibile. Dato che il fuoco si propaga dal basso verso l'alto  e che parte sempre da materiale facilmente infiammabile, l'indice sarà maggiore nelle fitocenosi  ove sino abbondanti i tre livelli di copertura  vegetale del suolo, cioè piante  erbacee, cespugli del sottobosco e alberi. E' impossibile assistere ad un incendio di chioma (che passa cioè sulle cime degli  alberi), se prima non si è sviluppato un forte incendio alla base della vegetazione più alta. Il terzo elemento, l'ossigeno comburente va considerato una variabile a causa dell'instabilità atmosferica.  Ci occuperemo di esso più  avanti. 

In base ai suddetti fattori riportiamo di seguito l'elenco  delle fitocenosi prsenti nel Lazio con la valutazione di massima degli indici di rischio e delle difficoltà di spegnimento.

 

MACCHIA PRIMARIA SEMPREVERDE

Rischio elevato (8) nel  periodo estivo, aggravato dalla alta infiammabilità delle essenze ricche di resine; alta difficoltà di  spegnimento (10) per l'intrico della vegetazione e l'alto potenziale calorico sviluppato dalle essenze di  alto fusto.

 

GARIGA

Rischio molto elevato  (9), nel periodo estivo, per la maggior presenza di flora erbacea secca. Inoltre l'assenza di copertura arborea aumenta l'evaporazione dei suoli. Difficoltà di spegnimento meno accentuata della precedente per minore quantità di combustibile (9).

 

STEPPA

Rischio elevatissimo (10) per l'alta concentrazione di flora erbacea secca. Difficoltà di spegnimento medio bassa (4) per la scarsità di combustibile.

 

SUGHERETA

Si distinguono due casi:

a)     se sfruttata per la raccolta industriale del sughero e, quindi, mantenuta sgombera dal sottobosco;

b)    se ingombra del  sottobosco.

Nel  caso a) il rischio è molto basso (2) e le difficoltà di  spegnimento molto basse (2), limitandosi, di fatto,  alla sola rada vegetazione erbacea presente sul suolo.

Nel caso b) valga quanto detto per la Macchia primaria sempreverde. Va inoltre considerato che la Sughera colpita dall'incendio non  brucia che nelle sue parti  fogliari e nei ramoscelli più esili.

L'isolamento termico fornito   dalla corteccia (sughero), protegge le  parti interne del fusto e dei rami permettendo la ripresa vegetativa della  pianta.

  

BOSCO DECIDUO MISTO

Rischio alquanto elevato nel periodo  estivo (7) per la scarsa  concentrazione d'acqua nei tessuti fogliari e la presenza di piante erbacee in fase secca o seccaginosa     . Difficoltà di spegnimento moderatamente elevate (6)  a causa della lenta progressione delle fiamme dovuta alla relativa presenza di liquidi  nei tessuti  fogliari nelle essenze cespugliose e arboree.

 

BOSCO CEDUO DEGRADATO

Rischio  molto  elevato (9), nel  periodo estivo, per gli stessi  fattori considerati per la GARIGA. Difficoltà di spegnimento abbastanza elevata (7).

 

CESPUGLIATI

Laddove prevale la Ginestra comune va considerato il  comportamento difficile di tale essenza di fronte al fuoco. La struttura estremamente sclerofila delle  sue  foglie e l'altra concentrazione di resine volatili, fanno  di questa pianta una delle essenze più pericolose per gli operatori AIB.

La Ginestra comune, in presenza di un incendio, non prende fuoco con la velocità delle altre piante. Resiste alle fiamme per alcuni minuti,  poi "esplode" quasi  come una bottiglia  di benzina.

La difficoltà  di spegnimento può considerarsi  elevata (6) e deriva  dalla necessità per l'operatore di evitare l'eccessivo surriscaldamento delle essenze con opportuni getti d'acqua  alla base e sulla parte aerea delle piante.

Per quanto riguarda i  cespugliati monotipici di  Rubus e  Prunus, il rischio è subordinato  all'altezza della flora erbacea secca. Comunque quantificabile come medio (5).

Le difficoltà di spegnimento sono medio basse (4), determinate,  soprattutto dalla difficoltà di penetrazione attraverso  i  rami spinosi caratteristici  di  queste specie.

 

PASCOLI NATURALI

In genere l'operatore AIB interviene in operazioni  di spegnimento  su tali  fitocenosi  perchè  preoccupato che questo tipo di incendi possa portare il fuoco verso  formazioni  boscate .

Pertanto (e lo stesso principio vale  per le stoppie  di grano e per altri  tipi di residui vegetali infiammabili come il Colza),  qualora non ci sia  contiguità tra tali fitocenosi  e le formazioni  boscate e cespugliate, è consigliabile solo un intervento di controllo. Il rischio d'incendio è alquanto elevato (7).

Le difficoltà di  spegnimento, molto basse (2). Ma in genere le superfici utilizzate a pascolo (o a coltivazioni di cereali o Colza)  sono molto estese,  per cui il tempo impiegato in una tranquilla e metodica azione di spegnimento  può stancare l'operatore AIB. Gli interventi in tali situazioni vanno accuratamente  selezionati e sono  consentiti solo se  si è certi che rischi più gravi non incombano su fitocenosi più meritevoli di tutela.

 

AMBIENTI PALUSTRI  E RIPARIALI

La Flora che vegeta in tali ambienti non è particolarmente esposta  a deprivazione idrica nel  periodo estivo, poichè non trae le  sue risorse di approvvigionamento dalla pioggia. Tuttavia l'evaporazione fogliare dovuta alle alte temperature estive può rendere vulnerabili le essenze igrofile in  presenza di incendi  che provengano da formazioni vegetali ad esse attigui, come boschi  decidui o pascoli e coltivi. L'indice di rischio dipende dalla contiguità con tali habitat ed è comunque quantificabile come medio basso (3).

Le difficoltà di  spegnimento sono  analoghe (3),  poichè, sebbene le parti legnose degli alberi  coinvolti necessitino di quantità notevoli di acqua per essere spenti, le fonti di approviggionamento idrico (stagni, laghi fiumi  e torrenti) sono vicinissime al  luogo  dell'incendio.  

 

LA MACCHIA DI ROBINIA

Sebbene la  specie non meriti  di essere protetta per quanto già detto nella sez.  , quando brucia, specialmente in prossimità delle sedi stradali, crea grossi  problemi di  sicurezza ed è pertanto necessario affrontare l'incendio.

L'indice di rischio è molto elevato (9), la difficoltà di spegnimento media (5), dato  che la Robinia non lascia crescere sotto di sè alcun   sottobosco consistente.

 

IL CASTAGNETO

In generale la collocazione geografica di tale formazione boscata è situata in zone con  piovosità relativa abbastanza costante anche nel periodo estivo. Considerando anche la scarsità di sottobosco possiamo definire molto basso (2) l'indice di rischio.

Per le stesse caratteristiche possiamo definire molto bassa (2) anche  la difficoltà di spegnimento.       

 

LA FAGGETA

Valga quanto detto per la fitocenosi  precedente.

Molto basse possiamo definire sia l’indice di rischio che le difficoltà di spegnimento .

A questi standard vanno aggiunte tre variabili .

La prima è rappresentata  dalla ventosità che insorge dopo che l'incendio è scoppiato e che può fornire più o meno apporto  d'ossigeno influendo sulla  difficoltà di spegnimento. E' il caso del forte vento  di Scirocco o di  Maestrale che perdurando, in taluni casi per più giorni,  può portare alla distruzione di grandi complessi boscati. 

La seconda variabile è la pendenza del terreno che, a causa della maggiore progressione del fuoco dal basso verso l'alto, influisce sia sulla propagazione del focolaio che sulla  difficoltà di spegnimento.

Va considerato, inoltre, l'ele sulla capacità di propagazione di un focolaio

 

SCALA INDICI DI RISCHIO   (scala da 0 a 10)

Rischio elevatissimo

10

Rischio molto elevato

9

Rischio elevato

8

Rischio alquanto elevato

7

Rischio mediamente elevato

6

Rischio scarsamente elevato

5

Rischio basso

4

Rischio medio basso

3

Rischio molto basso

2

Rischio bassissimo

1

Rischio nullo

0

 

SCALA DIFFICOLTA’ DI SPEGNIMENTO

Difficoltà altissima

10

Difficoltà molto alta

9

Difficoltà alquanto alta

8

Difficoltà alta

7

Difficoltà medio alta

6

difficoltà scarsamente alta

5

Difficoltà medio bassa

4

Difficoltà alquanto bassa

3

Difficoltà molto bassa

2

Difficoltà bassissima

1

Nessuna difficoltà

0

 

FITOCENOSI

INDICE RISCHIO DI INCENDIO

INDICE DIFFICOLTA’ DI SPEGNIMENTO

macchia primaria sempreverde

 8

 10

gariga 

9

9

steppa 

10

4

sughereta 

2

2

bosco deciduo misto

7

6

bosco ceduo degradato

9

7

cespugliati 

5

4

pascoli naturali 

7

2

Ambienti palustri  e ripariali

3

3

Macchia di robinia 

9

5

Castagneto 

2

2

Faggeta 

2

2

 

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