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INCENDI BOSCHIVI: RISCHI PER GLI OPERATORI E PROTEZIONE INDIVIDUALE

 

Valutazione dei rischi

L’operatore anti-incendi boschivi (AIB) di prima linea, cioè colui che attacca direttamente o a distanza dell’ordine di decine di metri la linea del fuoco svolge un lavoro rischiosissimo, sia per i pericoli rappresentati direttamente dal fuoco e fumo sia per la necessità di operare in zone spesso scoscese con scarsa visibilità con macchine e attrezzature di vario tipo e in uno stato di tensione psichica collettiva.

Dal punto di vista fisico l’incendio boschivo è rappresentato dalla combustione della vegetazione naturale e in particolare del legno. Questo rappresenta in un bosco la gran parte della sostanza organica combustibile e comunque quella con maggiore potere calorifico. E’ composto da una gran varietà di sostanze organiche fra cui prevalgono la cellulosa e la lignina.  Contiene sempre una grossa quantità di acqua: 60-70% negli alberi giovani nella stagione vegetativa quando c’è abbondanza d’acqua nel suolo; 40-50% in media per i boschi italiani; 20% nel legno secco in bosco; 12% nel legname secco tenuto all’asciutto. In ogni caso, anche per i legni più umidi, il potere calorifico è tanto alto che, una volta superata la temperatura di accenzione, sui 450°C, l’incendio è capace di autopropagarsi, cioè la quantità di calore sviluppata da una massa critica di legno in combustione è sufficiente a asciugare una quantità ancora maggiore di legno e a renderlo quindi combustibile. Ovviamente in un bosco la distanza fra le piante, la temperatura, l’umidità atmosferica, le correnti dell’aria, ecc. fanno sì che la maggior parte di questo calore si disperda prima di raggiungere la massa legnosa contigua e quindi che gli incendi si inneschino solo in condizioni favorevoli (periodi di siccità, alte temperature, venti, vegetazione fitta, ecc.).

La combustione della vegetazione legnosa sviluppa quindi forti temperature e forti quantità di calore. La massima temperatura si sviluppa nel punto immediatamente superiore quella che è la parte visibile della fiamma. La trasmissione avviene per: conduzione, praticamente per contatto con la fiamma o materiali roventi (legno, pietre, ecc.), l’aria è infatti un ottimo isolante; convezione, cioè trasporto di materiale riscaldato, nel nostro caso aria e gas di combustione che si innalza violentemente dalla sommità delle fiamme, quindi verso l’alto con eventuale inclinazione dovuta al vento; radiazione, che avviene alla velocità della luce e la cui intensità è inversamente proporzionale al quadrato della distanza dalla fonte di calore; è impedita da materiali opachi e riflettenti (in quest’ultimo caso l’aria è un pessimo isolante).

I pericoli diretti per l’incolumità degli operatori sono essenzialmente:

IL FUOCO. Le fiamme raggiungono temperature dai 400 agli 800 gradi. Il calore da esse generato provoca:

Ustioni. Un contatto diretto anche brevissimo può provocare ustioni devastanti, anche mortali.

Disidratazione.  L’irraggiamento violento rende spesso “facile” la traspirazione cutanea ritardando la sensazione di sete; inoltre frequentemente non si ha a disposizione acqua da bere. Provoca perdita di concentrazione, stordimento, fino al collasso.

Colpo di calore. Presenta gli stessi sintomi iniziali della disidratazione, ma essendo dovuto all’incapacità di regolare la temperatura corporea, è molto più pericoloso perché più rapidamente può portare a danni cerebrali e alla morte.

GAS E PARTICELLE VOLATILI. Durante la combustione il carbonio presente nelle sostanze organiche viene ossidato dall’ossigeno molecolare presente nell’aria e viene prodotto diossido di carbonio (CO2), comunemente detto “anidride carbonica”.  E’ un gas un prodotto di rifiuto del nostro metabolismo. Costituisce lo 0,3% dell’aria “pura”. Il nostro organismo tollera concentrazioni fino al 3%; oltrepassata questa soglia la respirazione si fa affannosa; oltre il 5% si perde conoscenza a cui in breve tempo segue la morte per asfissia: incapacità di scambio con ossigeno a livello polmonare. Nel corso degli incendi la situazioni si aggrava per la repentina diminuzione di ossigeno (bruciato) e per l’accresciuta richiesta di questo per l’affaticamento.  L'ossigeno è presente normalmente nell'aria con una concentrazione del 21%; una riduzione al 15% già provoca una sensazione di spossatezza e mancanza di volontà.

Durante gli incendi si sviluppano anche gas velenosi, seppure in quantità molto minori. Il più comune di questi è il monossido di carbonio (CO) che si genera specialmente quando si ha combustione in carenza di ossigeno (ambienti chiusi, ristagno di fumi. La perdita di conoscenza avviene rapidamente con scarsi segni premonitori per intossicazionei. Altri gas tossici possono svilupparsi per combustione di rifiuti presenti sul terreno.

Vari gas e particelle in sospensione provocano inoltre irritazioni e danni alle mucose, occhi, apparato respiratorio, che può portare al blocco delle funzioni respiratorie in individui sensibili oltre che a una generale perdita di capacità operative

SHOK ELETTRICO. Cavi elettrici caduti a terra per l'effetto del fuoco sui tralicci possono scaricare a terra e costituire un pericolo mortale per gli operatori specie quando si fa uso di acqua.

I pericoli indiretti sono conseguenza  delle difficoltà operative generate dall'incendio boschivo e che aumentano le probabilità di incidenti per gli operatori. Questi sono facilmente intuibili a seguito di quanto detto sopra e riferibili a:

L'OROGRAFIA. Molto spesso gli incendi si sviluppano in zone scoscese e comunque difficilmente praticabili. Non meno pericolose sono le zone pianeggianti dove le squadre AIB sono spesso portate a ignorare la prudenza nell'uso di veicoli e dove una piccola buca nascosta dall'erba può facilmente provocare il ribaltamento di un veicolo specie se con serbatoio carico d'acqua. In ogni intervento bisogna quindi valutare attentamente l'orografia onde limitare al massimo gli incidenti dovuti a:
L'uso di veicoli e altre attrezzature,cadute e urti con oggetti taglienti e perforanti (rocce, rami, rifiuti) cadute di pietre (non più sostenute dalla vegetazione bruciata e fratturate dal calore) intrappolamenti dovuti a mancanza di vie di fuga
Non ci dilunghiamo sui danni fisici che possono derivare da tali eventualità in quanto facilmente intuibili.

LA VEGETAZIONE. Similmente all'orografia anche la vegetazione nella zona dell'incendio va attentamente valutata, in particolare quella ancora intatta situata fra il fronte del fuoco, le squadre AIB e dietro a queste, al fine di stimare la velocità e direzione di avanzamento del fronte del fuoco e poter predisporre le vie di fuga per  le squadre. La vegetazione sul fronte del fuoco va valutata in funzione del pericolo che rappresenta per gli operatori in prima linea, in particolare per le sue capacità di vampate improvvise. La vegetazione già bruciata è quella che comporta meno pericoli; in questo caso è importante tener presente il pericolo di improvvisi schianti di rami e tronchi indeboliti dal fuoco, sia per l'azione meccanica che termica di questi.

IL VENTO. Insieme ai due aspetti precedentemente menzionati, l'andamento del vento rappresenta un fattore determinante per l'avanzamento del fuoco e il movimento del fumo e il pericolo che questi rappresentano per le squadre operanti sia a terra che in aria.

IL FUMO. Aumenta il rischio di incidenti per intossicazioni, irritazioni agli occhi, affaticamento, conseguente stress, diminuzione della visibilità, sia per chi opera a piedi, su veicoli o velivoli.

LE LINEE ELETTRICHE. Va conosciuta l'ubicazione di quelle presenti nella zona dell'incendio e accertata la disattivazione.

CAVI SOSPESI (LINEE ELETTRICHE E TELEFERICHE). Vanno segnalate agli equipaggi dei mezzi aerei operanti.

VIABILITA'. Deve essere conosciuta e va provveduto, tramite l'ausilio delle forze di polizia, a che siano mantenute sgombre per i mezzi di soccorso e per evitare pericoli per la circolazione, considerando che spesso vengono invase dal fumo che ostacola la circolazione e che vi si radunano curiosi.

L'ORGANIZZAZIONE. Difficilmente un intervento AIB sarà coordinato come da manuale, anche perché per definizione è una situazione di emergenza dove entrano in gioco molti fattori imprevisti e più vengono messe in evidenza le disfunzioni e ritardi della complessa macchina chiamata a farne fronte. Ai fini sicurezza, da un lato si lavorerà al di fuori delle emergenze per migliorare il coordinamento fra le varie entità coinvolte nell'AIB, dall'altro, nell'immediato dell'intervento AIB è prioritario prendere conoscenza delle (inevitabili) carenze organizzative affinché queste non mettano a repentaglio la propria e altrui incolumità. E' opportuno in tal senso anche una buona dose di autocritica, non sopravalutando le proprie capacità e conoscenze affinché noi stessi non siamo causa di pericolose disfunzioni.

L'INFORMAZIONE E LA COMUNICAZIONE. Vanno di pari passo con il punto precedente: lavorare nei periodi "morti" al coordinamento del sistema, curando in particolare l'adozione di un linguaggio comune, e poi, qualsiasi sia il livello di organizzazione raggiunto nel corso dell'operazione AIB far sì che tutti i partecipanti dispongano di tutta l'informazione possibile sul procedere dell'intervento e ci sia un continuo e coordinato scambio di informazione  sull'andamento di questo, di modo che ognuno sia a conoscenza dell'ubicazione, problemi e livello di sicurezza di tutte le squadre a terra e in aria, in genere attraverso radio e telefoni cellulari, senza con questo occupare inutilmente i canali disponibili

LA PROFESSIONALITA'. Valgono le stesse osservazioni fatte per l'organizzazione. La professionalità non si raggiunge in un giorno. E' un importantissimo fattore di sicurezza sul quale lavorare quando piove, per poter essere più tranquilli quando comincerà la stagione degli incendi. In questo caso non serve a colmare ambizioni di carriera, ma a tutelare la incolumità propria e quella dei colleghi.

L'EFFICIENZA DELLE ATTREZZATURE. Anche questo fattore di rischio va ridotto principalmente durante i periodi di minore attività, valutando attentamente l'acquisto di nuovi materiali in funzione delle esperienze passate e del progresso tecnologico, e procedendo alla manutenzione e ammodernamento dei materiali in dotazione.

Dispositivi individuali di protezione (DIP)

Prendiamo qui in considerazione le dotazioni tipiche delle squadre a terra in grado di affrontare o che comunque abbiano l'eventualità di venirsi a trovare sul fronte del fuoco. Sebbene l'attacco diretto alla fiamma da parte dell'operatore sia raccomandabile solo in casi dove si raggiunga una sufficiente combinazione di fattori di sicurezza: (altezza della fiamma inferiore a m 1,5, difficoltà di propagazione rapida a vegetazione più alta, presenza di vie di fuga agevoli, attacco dal lato della vegetazione già bruciata, buon collegamento radio, pendenze del terreno uniformi, assenza di vento, ecc.) spesso non tutto può essere debitamente considerato, e improvvisamente l'operatore può essere investito dalle fiamme o avvolto dal fumo. Si ha quindi da un lato l'esigenza di difenderlo con indumenti e dispositivi ultra-protettivi e dall'altro quella di permettergli la massima agilità e visibilità, non farlo affaticare né sudare e permettergli di battersela a gambe levate in caso di emergenza. Il risultato sarà sempre un compromesso fra l'armatura di alluminio e i pantaloni corti, che però oggi si è consolidato nella tendenza ad offrire indumenti leggeri, anche grazie a nuovi materiali protettivi, atti a permettere il minor affaticamento possibile.

Caratteristiche essenziali di tali indumenti saranno: i colori visibili, per facilitare il contatto reciproco e l'individuazione di membri dispersi;
elevato coefficiente di riflessione,
per proteggere l'operatore dal calore del fuoco e del sole (gli incendi in ambiente mediterraneo sono estivi e pomeridiani, e la temperatura esterna contribuisce a affaticare l'operatore in taluni casi più di quella dell'incendio);
spessore appropriato, per limitare il calore trasmesso per conduzione permettendo allo stesso tempo la dispersione del calore corporeo, considerando che il calore trasmesso per conduzione dall'incendio (fiamma o gas incandescenti) dovrà in ogni caso essere limitato a pochissimi secondi, mentre il nostro corpo produce calore in continuazione specie durante il lavoraccio AIB e che va disperso all'esterno (e ciò può risultare stressante quando ci siano alte temperature ambientali come nei pomeriggi estivi) per radiazione, conduzione o traspirazione (la convezione è fortemente limitata dagli indumenti).
Tali da permettere una facile traspirazione del sudore.
Incombustibili.
Tali da non intralciare i movimenti:
ma non eccessivamente ampi da rimanere impigliati nella vegetazione o sporgenze dei veicoli.
Dotate di tasche pettorali alte, capienti e facilmente chiudibili per alleggerire il cinturone di oggetti vari.
Le scarpe similmente dovranno essere: ignifughe e resistenti alle lacerazione, con suola corazzata quanto basti a non ostacolare l'agilità e la corsa, quindi meno rigide di quelle da cantiere, e con suole con rilievo più accentuato e morbido per evitare scivolamenti su terreno sciolto e rocce umide; possibilmente più alte (i monconi della vegetazione mediterranea sono un costante pericolo per i polpacci); fresche. Ormai si trovano sul mercato scarponi progettati allo scopo.

Gli operatori che vengano chiamati a operare con attrezzature specifiche dovranno essere ovviamente dotati di DIP appropriati alle esigenze (es. i motoseghisti con casco a visiera, guanti appositi, pantaloni antistrappo, parastinchi corazzati, ecc.)

Oltre agli indumenti propriamente detti l'operatore sarà dotato di un casco che lo protegga dalla caduta di rami e pietre, anch'esso sufficientemente leggero e areato da poter essere facilmente tollerato nelle condizioni descritte; di un cinturone e zainetto dove collocare le attrezzature individuali essenziali (maschera anti-gas, roncola, borraccia, telo ignifugo, radio, cellulare, occhiali, ecc.)

Riferimenti normativi

Va bene la parte sul documento CFS

Check-list DIP

In allegato vengono riportati elenchi di DIP per le varie parti del corpo con relativi rischi, requisiti e norme di riferimento. Tali elenchi saranno utilizzati dal responsabile della sicurezza congiuntamente a quello dell'approvvigionamento per le decisioni in merito alle dotazioni individuali.

Va bene la seconda parte del documento del CFS

 

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