|
|
||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
|
........................ ........................ ........................ ........................ ........................
|
PERCHE’ SI SVILUPPANO GLI INCENDI
I fattori umani nello sviluppo dei focolai L’Incidenza antropica non correlata alla tipologia dell’area colpita
I fattori umani nello sviluppo dei focolai Sebbene in misura inferiore al passato, ancora oggi, si possono leggere sui giornali dichiarazioni (purtroppo rilasciate da esponenti di corpi dello stato) che imputano lo sviluppo di taluni incendi “all’autocombustione”. Come sappiamo, le caratteristiche climatiche del bacino del Mediterraneo, escludono totalmente tale possibilità, dato che il massimo della temperatura raggiungibile dalla sostanza organica in decomposizione, è ben distante da quella che ne consente la combustione. Riteniamo che anche le ipotesi di accensione naturale causate da fulmini, siano piuttosto improponibili, se consideriamo che le scariche elettriche colpiscono, in genere, alberi isolati di grandi dimensioni e che, soprattutto, esse si verificano normalmente, durante temporali accompagnati da abbondanti precipitazioni . I fulmini, inoltre, tendono a colpire gli alberi nella loro parte alta ed è piuttosto improbabile che il fuoco possa progredire verso il basso e propagarsi tramite la vegetazione sottostante. Suggestiva, ma alquanto fantasiosa, è l’ipotesi della goccia di rugiada o di resina che faccia da lente d’ingrandimento e concentri i raggi solari in un punto attivando il processo di combustione. Di fatto, quindi l’unica condizione naturale di sviluppo di un incendio boschivo, è quella che si verifica durante le eruzioni vulcaniche accompagnate da emissioni laviche, tutti gli altri episodi sono da attribuirsi all’uomo. Il fatto che, sino a qualche tempo fa, si tendesse ad assecondare il mito delle ‘cause naturali’ (al punto che in alcuni formulari preposti al rilevamento statistico degli IB comparisse una casella con tale voce) , è indicativo del tipo di cultura che ha accompagnato, negli ultimi 50 anni, il fenomeno. Ma di questo ci occuperemo più diffusamente in seguito. Adesso esamineremo le cause che provocano gli incendi nella Regione Lazio, tutte direttamente riconducibili alle azioni umane. In genere si tende a raggruppare le azioni umane che provocano IB in accidentali, colpose e dolose, tuttavia tale distinzione può provocare, in molti casi disorientamento: ben diversi esiti può avere, ad esempio, l’incendio doloso appiccato ad un campo di stoppie e quello appiccato ad una pineta. Per riuscire ad avere un quadro orientativo più definito, sarà il caso di stabilire una classificazione dei diversi livelli di incidenza antropica sul fenomeno IB, in relazione alla sfera motivazionale che spinge individui o gruppi a compiere quelle azioni che creano pericolo per l’ambiente e la sicurezza. L’incidenza antropica sul territorio agro – silvo- pastorale del Lazio in relazione alla tipologia dell’area colpitaPer Territorio Agro Silvo Pastorale (TASP) si intende quella parte del territorio destinato a 5 diverse utilizzazioni da parte dell’uomo : 1-attività agricole; 2- pastorizia; 3-utilizzo delle risorse boschive; 4-utilizzo faunistico-venatorio ; 5-con vincoli di protezione ambientale. I Comuni e la Regione e (in tempi recenti) le Province, stabiliscono, con competenze differenziate, quali aree siano da inserire nel TASP e con quale destinazione scelta tra le 5 categorie sovrariportate . In ognuna di queste, è previsto lo svolgimento di determinate attività di interesse umano, ognuna delle quali compatibile con l’utilizzo oculato delle risorse naturali in esse presenti. In questa parte del presente lavoro, presentiamo delle schede che analizzano le caratteristiche dell’incidenza antropica per ciascuna di esse, mettendo in rilevanza quelle attività che possono comportare azioni tendenti a causare, volontariamente o involontariamente, un danno da IB. Va ricordato che nella maggior parte di queste aree possono essere presenti più di una delle attività umane citate, per cui, accanto all’utilizzo principale che le caratterizza, vanno anche citate le altre che vi possono essere esercitate in misura secondaria o marginale. 1- Aree destinate all’agricoltura. Altri usi compatibili: 1.1. Attività faunistico venatorie 1.2. Pascolo 1.3 Tutela naturalistica
Commenti: Alcune coltivazioni agricole presentano, dopo la raccolta dei prodotti, residui vegetali costituiti dalle parti aeree delle piante che non vengono utilizzate. In alcune specie queste presentano alta infiammabilità nel periodo estivo, di maggior rischio a causa della bassa piovosità e delle temperature elevate. Nel Lazio vi è una tradizione consolidata a eliminare tali residui tramite bruciatura, al fine di evitare che intralcino le lame delle frese al momento della preparazione del terreno per il successivo raccolto. Il rischio potenziale si determina solo ove vengano coltivate le specie con le suddette caratteristiche. La maggior parte degli incendi boschivi che si sviluppano nel Lazio, è sicuramente ascrivibile alla pratica di bruciare le stoppie, anche se, negli ultimi anni, le formazioni boscate adiacenti alle zone coltivate, si sono progressivamente rarefatte proprio a causa di ripetuti episodi di incendio. Questo fenomeno è preoccupante per la sua costante frequenza che mantiene impegnata gran parte del personale e dei mezzi AIB disponibile in periodo estivo, specialmente nelle zone abitate e attraversate da strade ad intensa circolazione ove rappresenta anche un rilevante rischio per le persone,
Altri usi compatibili: 2.1 Attività faunistico venatorie 2.2 Pascolo 2.3 Tutela naturalistica
Commenti: Sino a circa venti anni fa, nel Lazio, venivano create nuove zone di pascolo bruciando i boschi, sul cui suolo, precedentemente occupato da alberi e cespugli, si creavano le condizioni per la crescita dell’erba necessaria al pascolo delle greggi e delle mandrie. Attualmente l’allevamento brado è quasi esclusivamente limitato alle pecore che non compiono più la cosiddetta transumanza ma rimangono anche in Estate, sui terreni di pascolo, secondo una tecnica importata dalla Sardegna, dalla quale provengono la maggior parte dei pastori che si sono stanziati nella campagna laziale. Sino a qualche anno fa le pecore, durante l’estate, venivano spostate in montagna e riportate a valle verso la fine di Agosto. Il pastore, al fine di trovare erba fresca disponibile al suo ritorno, personalmente o incaricando altri, prima della metà del mese bruciava l’erba secca, operazione che stimola la ricrescita delle parti commestibili delle piante erbacee anche in presenza di scarse precipitazione quali sono quelle che si verificano generalmente alla metà di Agosto. La tecnica dei pastori Sardi, da secoli, è, invece, quella di sfruttare ogni pianticella, semente selvatica o coltivata, bacca o germoglio, per far superare il periodo critico estivo alle proprie greggi. Il bosco, per le loro greggi, costituisce quindi una risorsa indispensabile, giacchè esso trattiene una certa umidità che permette la presenza di piante verdi utili all’alimentazione degli animali. Da indagini storiche e colloqui con gli interessati, abbiamo ricevuto la conferma del fatto che sia abitudine dei pastori che usano questa tecnica, di vigilare attentamente perché non ci sia pericolo di incendio sui terreni del magro pascolo estivo. Altri usi compatibili: 3.1 - Pascolo; 3.2 - Attività faunistico venatorie; 3.3 - Tutela naturalistica
Note La legge 353/2000 stabilisce il divieto di apportare qualsiasi modificazione d’uso nei terreni boschivi percorsi da incendi. Questo, teoricamente, scoraggerebbe coloro che, con l’utilizzo del fuoco, intendono eliminare il bosco per potervi costruire o svolgervi altre attività. Di fatto, perché tale legge sia effettiva, c’è la necessità che i Comuni effettuino la perimetrazione delle aree percorse dal fuoco e le comunichino ai competenti uffici. In pratica, però, non è dato sapere con certezza in quanti casi le amministrazioni comunali effettivamente riescono a censire i boschi percorsi dal fuoco e apporvi vincoli. Interessante, al riguardo, una singolare disputa riportata nel 2000 da alcune testate giornalistiche , nella quale il Ministero dell’Ambiente denunciava il fatto che il Comune di Roma non aveva mai fornito dati in merito, e si esponeva a una pronta smentita da parte della amministrazione capitolina . In realtà i dati che il Comune di Roma sosteneva di aver inviato non erano utilizzabili per il censimento delle aree percorse dal fuoco né a decretare i previsti vincoli .
Comprendono le tipologie 1,2,3 ed escludono la tipologia 5
Note
Comprendono le tipologie 1,2,3 ed escludono la tipologia 4 Teoricamente dovrebbero essere protette e sorvegliate, in realtà i parchi e le riserve del Lazio, sino all’estate 2000, non hanno mai beneficiato di adeguati sistemi di sorveglianza AIB (come dimostra quanto accaduto nella Pineta di Ostia e nella maggior parte dei parchi e riserve presenti sul territorio del Comune di Roma). Fanno eccezione le Tenute di Castelporziano , Capocotta e il Parco Nazionale del Circeo, ove la forte presenza del Corpo Forestale, con uomini e mezzi si è dimostrata abbastanza efficace negli ultimi anni. Desolante è il panorama per ciò che riguarda la prevenzione: in tutti i casi di IB osservati, le fasce perimetrali dei boschi colpiti non erano state ripulite dalla vegetazione erbacea infestante, come previsto dalla leggi vigenti . Esponenti politici, nel passato, hanno affermato che alcune aree (soprattutto nel Comune di Roma), venissero incendiate da gruppi ed individui non meglio specificati , proprio “perché protette”, spesso additando i cacciatori “arrabbiati” per il divieto di praticare la loro attività, ma senza portare alcuna prova o indizio delle loro affermazioni . Va, tuttavia, osservato che l’incidenza di IB in dette aree, non ha mostrato variazioni di rilievo dopo l’adozione delle misure di tutela .
Incidenza antropica non correlata alla tipologia dell’area colpitaIn questa sezione ci occuperemo degli elementi umani che possono causare IB, indipendentemente dal tipo di area che viene colpita. Si tratta di una serie di fattori (sia accidentali che dolosi) di non facile misurazione, anche per la difficoltà di svolgere appropriate indagini e in mancanza di documentazione statistica e di procedura giudiziaria adeguata . Fattori accidentali : 1-Veicoli e macchine da lavoro. Si sono avuti casi in cui l’incendio del motore di autoveicoli, trattori et similia, si è propagato alla vegetazione circostante, come pure può essere preso in considerazione il rischio di combustione della vegetazione secca che si è trovata in contatto con una marmitta surriscaldata. Tali eventi tuttavia, possono essere stimati frequenti in ragione dello 0.05% dei casi di IB. 2-Treni Sembra che le scintille provocate da treni in frenata, in alcuni casi, abbiano originato incendi della vegetazione adiacente alla linea ferrata. Non abbiamo dati diretti che possano suffragare tale ipotesi. Molti funzionari del Corpo forestale della Sardegna confermano che le scariche dei freni dei treni o dei trasformatori e isolatori di linee elettriche sono risultati una delle cause principali di incendi forestali . . Tale dato, tuttavia, non risulta confermato nel Lazio 3- Fuochi accesi dai turisti. L’ipotesi, tirata spesso in ballo, non sembra avere conferme nei dati in nostro possesso. In realtà, nelle aree più frequentate dai turisti, questi sembrano muoversi con estrema cautela, anche a causa della presenza di altre persone che avrebbero la possibilità di denunciare azioni individuali giudicate pericolose. 4 - Mozzicone di sigaretta E’ possibile che mozziconi di sigaretta o fiammiferi gettati dalle auto possano appiccare il fuoco ai bordi stradali , se gli enti addetti alla manutenzione non hanno provveduto alla rimozione della vegetazione secca, specialmente lungo alcune strade particolarmente trafficate. Il focolaio, tuttavia, difficilmente si trasforma in IB , e comunque in una percentuale che riteniamo di stimare intorno all’1% dei casi. 5 - Bruciatura di rifiuti La bruciatura dei rifiuti nelle discariche abusive che affliggono il territorio del Lazio, può dare origine ad IB. Le disposizioni attuali, tuttavia, sottopongono al rischio di procedimento penale chiunque venga trovato in prossimità di una discarica. E’, pertanto, da ritenere che chi abbandona rifiuti in una area adibita a discarica abusiva difficilmente compie azioni che possano attirare l’attenzione di eventuali testimoni . Ancora piuttosto diffusa è invece l’abitudine di liberarsi con l’uso del fuoco dei rifiuti domestici e del materiale di risulta del lavoro di giardinaggio su fondi privati appartenenti ad abitazioni rurali o ville. Anche quest’abitudine, comunque, si va perdendo per l’accresciuta coscienza del pubblico verso il problema degli IB. Possiamo comunque ascrivere ai due fattori suddetti il 3% dei casi di IB.
Esiste una categoria di incendi chiaramente dolosi, per i quali non si riesce a comprendere l’intenzione e la finalità dell’incendiario nell’appiccarli. Solo un’attenta conoscenza del territorio in cui tali episodi si sviluppano, può permettere all’investigatore di comprendere l’assenza totale di una motivazione ‘oggettiva’ che spinge uno o più individui a compiere un’azione che mette a repentaglio la sicurezza e l’integrità ambientale. Tali incendi si sviluppano soprattutto in aree suburbane e periurbane molto trafficate e coinvolgono, perlopiù, appezzamenti di terreno abbandonati. In passato era frequente individuare come responsabili bambini e adolescenti. Negli ultimi anni, sembra che le campagne educative e il mutamento nelle abitudini e nei luoghi di svago dei ragazzi, abbiano quasi eliminato il problema. In alcuni casi (confermati anche da condanne penali), abbiamo invece trovato i responsabili tra adulti dediti all’uso di alcool o altre sostanze stupefacenti, elementi emarginati e senza dimora, individui classificati come “pazienti psichiatrici”. Le cause ascrivibili a loro comportamento possono essere di tipo ‘interiore’, ovvero il forte impulso ad eliminare dal proprio campo percettivo un elemento visivo considerato ‘sporco’ o ‘selvaggio’ o ‘in abbandono’, oppure di tipo sociale, laddove l’incendio viene percepito come vendetta verso un sistema considerato oppressivo ed emarginante. Una caratteristica costante del modus operandi di questi incendiari è il fatto che restano sempre a lungo sul luogo dell’incendio ad assaporare i frutti della loro azione e, per questo, sono molto spesso individuati e ammettono le loro responsabilità. L’incidenza statistica del fenomeno è, comunque, irrilevante.
|