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Communicato stampa dell'Oikos del 24 luglio 2007
INCENDI BOSCHIVI : ORGANIZZAZIONE E PIANIFICAZIONE ALLO SBANDO.
COSI’ SI PAGANO ANNI DI SPRECHI DI DENARO E DI METEOSCIOCCHEZZE
La
storiella della trasformazione del clima e delle estati piovose sta dando i suoi
(pessimi) frutti. Qualcuno si era scordato che nella regione mediterranea (che
include tutto il Centro-Sud) si passano, normalmente, dai due ai tre mesi di
siccità estiva.
Le piogge degli ultimi tre anni sono delle semplici variazioni statisticamente
ben conosciute dai climatologi seri , alle quali seguono sempre una serie di
estati più o meno secche.
Si sa pure bene che l’indice più rilevante di rischio da incendio è la
lunghezza del tempo che passa dall’ultima precipitazione significativa e,
quindi, sino alle prime precipitazioni lo stato di attuale pericolosità non farà
che aumentare.
Chi si è occupato di pianificazione antincendio, ovviamente non si è preoccupato
di tutto ciò e se la Protezione Civile
nazionale non può essere accusata di molto dovendo, in pratica, gestire solo i
movimenti di una flotta aerea che negli ultimi anni è divenuta imponente pur
restando impotente di fronte a una completa disorganizzazione a livello
periferico : la responsabilità delle Regioni, che dovrebbero gestire piani
annuali, è gravissima.
Nel Lazio ci sono situazioni di cui si dovrebbe occupare
la Magistratura penale e
contabile . Un esempio eclatante: la nostra organizzazione (l’OIKOS) ha
ricevuto un contributo di 3000 euro senza averne fatto richiesta e senza essere
inserita in alcun piano o avere compiti specifici da svolgere.
Non si capiscono i criteri di utilizzo degli elicotteri: il Corpo Forestale
dello Stato ne ha 6, con piloti altamente specializzati, ma sembra che non siano
utilizzati tanto quanto quelli pagati profumatamente con le casse regionali.
Il territorio del Comune di Roma, poi, non ha ricevuto contributi e i volontari
che negli ultimi anni avevano difeso un patrimonio boschivo esposto al rischio
più alto in Italia, non hanno incarichi definiti. L’ordinanza del Sindaco di
Roma che obbliga all’eliminazione della vegetazione secca, non viene fatta
rispettare neanche all’interno delle aree protette e, cosa gravissima, il
Coordinamento Provinciale del Corpo Forestale dello Stato ai quali la legge
nazionale affida il compito più importante di coordinamento della lotta contro
gli incendi, quest’anno è totalmente escluso e privato di una sala operativa. Il
risultato è un caos totale malamente dominato dal dipartimento regionale di
Protezione Civile (affidato all’ex direttore dell’Auditorium).
Se questa è la situazione di Roma e del Lazio è facilmente immaginabile cosa
stia succedendo altrove. I proclami affannosi di qualche ministro contro i
‘piromani’ servono a riempire le cronache ma non a nascondere i vuoti e le
illegalità di un sistema che, dopo anni dall’entrata in vigore sulla nuova legge
nazionale contro gli incendi boschivi, resta ancora nell’approssimazione,
nell’ignoranza e nella politica dello sperpero.
Qualcuno, a breve, dovrà rispondere dei disastri ambientali e delle vittime di
questi giorni.
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