I Volontari 2007 in Uganda


Giovanni Bordone    8 -28 agosto 2007

PAESAGGI E CULTURA

Il paesaggio è un vero paradiso, tutto verde e fiorito, un clima splendido, estremamente caldo quanto secco (per cui ideale). Piove un’oretta al giorno giusto per rinfrescare e la restante parte della giornata è un sole caldo e avvolgente. Pochissime macchine e molto poco inquinato.

Eravamo alle foci del Nilo sul Lago Vittoria, (semplicemente paradisiaco.)
I tramonti mozzafiato dai colori mai visti. La cittadina è chiamata
Jingia, seconda città dell’Uganda ma sempre un "villaggetto" di baracche o poco più. In tutta la città solo il centro e qualcos'altro era asfaltato. Ogni strada larga era una buca unica :  un  disastro. Qualche negozio di souvenir, qualche supermercato indiano, il mercato, la bus station, qualche internet cafè e tanti bar. Alla popolazione locale piace molto bere, la sera tutti ti chiedono i soldi per potersi "sbronzare."..

La popolazione è estremamente religiosa ma per niente spirituale, pensano di andare in chiesa e poi a sbronzarsi, così facendo hanno la coscienza pulita in quanto prima erano andati a messa... La maggioranza è cattolica, poi ci sono i  protestanti, i musulmani e qualche indù .

ECONOMIA

L’economia è povera e "maneggiata" quasi solo da indiani (che trattano come cani gli africani). Il loro problema è che sono carenti di molti beni (vestiti, scarpe, cose per la casa, utensili, macchinari...),  e quelli che ci sono sono di  qualità pessima, importati dalla Cina e dall’India. La cosa paradossale è che, nonostante una qualità ridicola, il prezzo è mediamente molto alto a causa dei dazi di importazione, del viaggio, delle mazzette doganali etc.

La popolazione locale è molto incentrata nel ricevere gli aiuti umanitari piuttosto che a creare ricchezza (forse mancano loro totalmente le conoscenze di base).
Tutti cercano di aprire una ONG al posto di una fabbrica con cui assumere connazionali, cercano di mettersi in contatto con stranieri per ottenere donazioni al posto di produrre ricchezza. Fondamentalmente se le nazioni ricche stoppassero gli aiuti, molti di loro morirebbero di fame. Mi sembra ovvio che un sistema del genere non possa essere sostenibile nel lungo periodo anche se la svolta del cambiamento deve partire da loro. Ma a mio giudizio non è ancora scattata nessuna scintilla. Loro vogliono ricevere donazioni e basta, non hanno voglia di attivarsi per fare qualcosa, le poche attività che vi sono
in loco sono "maneggiate" da stranieri e, a parer mio,  ci sarebbero un sacco di cose da fare, dal turismo all’industria della conservazione alimentare. 

ATTIVITA'

Il lavoro è stato senza dubbio il pezzo forte. I sorrisi dei bambini hanno dato il vero senso alla mia esperienza. Ogni bambino sorride e ha bisogno sia di cibo/istruzione che di affetto. Non appena entri un po’ in confidenza con gli orfani, diciamo quando loro acquisiscono un buon grado di fiducia in te, iniziano a toccarti, ad abbracciarti, a salirti addosso... Hanno bisogno di contatto fisico, di calore umano più che di ogni altra cosa. Se sei un orfano completo (senza nessun parente) significa che nessuno si è mai preso cura di te se non due signore anziane che chiami “mamma” ma che devi condividere con altri 50/100/200 orfani.

 

Le nostre mansioni si concentravano nelle attività di sostegno didattico e cdi ondivisione di tutti gli aspetti della vita quotidiana, dall’andare a prendere l’acqua al lavoro nei campi, dalla preparazione del cibo ai giochi, dai canti ai balli... (tutto).

Le condizioni igieniche soprattutto in Buwaisua sono molto precarie, le camere da letto hanno lo stesso profumo delle latrine pubbliche e peggio ancora. 
Se qualcuno si fa male o è in fin di vita, rischia di non ricevre in tempo le cure necessarie. L’orfanotrofio, infatti, dispone solo di una bicicletta e l’ospedale (la baracca fatiscente ad esso adibita) dista 20 km, ( circa 5 ore tenendo conto delle strade).

Ciononostante sono felici ed operosi, un bambino di 8/10 anni è uomo al cento per cento: si alza il mattino, si lava, va al pozzo a prendere l’acqua (kanister da 10 kg portati a 2 km da bambini/e piccoli), parte a piedi e va a scuola a 5 km (ovviamente senza scarpe), ritorna da scuola alle 3-4 del pomeriggio, va nell’orto a zappare o raccogliere le patate, lavora, pulisce... ( E i Diritti dell’infanzia???)

Tutti i bambini hanno un senso di responsabilità fortissimo. 

 

 

Tutti ti chiedono di potergli pagare le tasse scolastiche o un paio di scarpe. 
La nostra risposta era sempre la stessa: “Caro mio, siete in 60: come faccio a comprare 60 paia di scarpe e pagare 60 tasse scolastiche?? Non posso mica pagarle solo a te e non ai tuoi fratelli!??” Ovviamente capivano la situazione e dimostravano maturità anche in questa situazione. A proposito, le tasse scolastiche sono di 6 USD ogni 3 mesi, 18 dollari l’anno (13 euro).

Vi sono molte altre cose che loro ci chiedevano: sono estremamente interessati alla nostra cultura e a come viviamo in Italia ma, essendo degli orfani in mezzo alla giungla senza televisione o radio giornali e non essendosi mai mossi da  lì, le domande che ci facevano risuonavano curiose: “Ma in Italia avete l’energia elettrica?”, “Ma avete gli aeroporti?”, “Vivete nelle case?”, “Tutti hanno le scarpe?”, “Avete le strade?” e,  ovviamente: “Quanto guadagni?”... Domande da cui si desume come essi siano fuori dal mondo, isolati diciamo.

Questi bambini, considerato la situazione locale, stanno “decentemente”.
Peggio stanno i bambini del villaggio che hanno la famiglia, vivono in situazioni ancora peggiori, nessuno si prende cura di loro se  non un poco quelli dell’orfanotrofio .
La situazione è particolarmente disagiata soprattutto nel nord dove 20 anni di guerra civile hanno distrutto ogni cosa ed ha diffuso malattie infettive a dei livelli terrificanti grazie a stupri di massa da parte dei soldati.

Abbiamo conosciuto una bambina di 3-5 anni che ha legato dietro il fratellino di pochi mesi. Questa bambina deve prendersi cura di un esserino di pochi mesi; la prima volta che Danny ed io li abbiamo visti, il bambino dietro sembrava morto, testa su di un lato, occhi spenti, lo straccio con cui era legato completamente zozzo e dall’odore fetido perchè inzuppato di escrementi vecchi chissà di quanto. La prima cosa che abbiamo pensato è che se il bambino legato dietro sarebbe morto, la bambina se ne sarebbe accorta a sera e non prima.

Il tasso di mortalità infantile è altissimo grazie a malnutrizione e infezioni.

PROGETTI

Il cuore e l’anima del progetto è stato questo orfanotrofio in Buwaisua: 60 bambini sparsi in mezzo alla giungla, 2 mamme, una situazione veramente dura (niente acqua corrente elettricità, non una macchina, solo una bicicletta, niente medicinali se non qualcosa per il primo soccorso...) ed un padre, Andrew, un ragazzo locale, laureato e con master che ha scelto di dedicare la propria vita agli orfani  (non tre settimane come noi ma una vita...)

Questo ragazzo, oltre ad avere una passione vera per i bambini, ha anche una discreta voglia di cambiare le cose; ben  intesi, non cambiare il mondo, ma migliorare per quanto possibile le condizioni di vita dei 60 orfan

Dopo un’analisi sul campo svolta gomito a gomito con Andrew ed aver analizzato qualche budget abbiamo deciso di sviluppare un progetto in grado di rendere, per quanto possibile, economicamente indipendente questo orfanotrofio.

Il progetto è alquanto semplice e realizzabile in quanto la fiducia in Andrew è totale forte, ve lo dico perchè ci sono stato e ho visto con i miei occhi chi deve essere creduto e chi è disonesto.

Con 5/600 USD (350/450 Euro) si è in grado di iniziare un piccolo allevamento di polli, comprando 500 pulcini, 250 da ingrassare e vendere e 250 per le uova (nutrimento orfani e vendita sul mercato locale, i dirigenti della scuola privata hanno dato la loro disponibilità a comprare fino a 80/100 uova al giorno), il nutrimento per i pulcini e dare una sistemata ai locali (reti alle finestre e alle porte) che già sono di loro proprietà.

L’allevamento di pulcini è un inizio, poi ci vorrebbe una pompa per l’acqua (3000 USD), un pannello solare, delle medicine, cibo migliore, soldi per la scuola, locali migliori... C’è bisogno di tutto, ma da qualche parte bisognerà pure iniziare, no??


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