I Volontari in Perù
2005


 


 Giuseppe Cannone
 

E’ per me difficile scrivere un report sul campo di lavoro  visto i tanti ricordi e le emozioni. Non so bene da dove poter iniziare, il primo ricordo che mi viene in mente è il mio ultimo ricordo. Era l’ultimo giorno in cui ci incontravamo con i bambini, era l'addio, eravamo noi volontari (tutti vicini) e loro di fronte a noi. Ricordo l'atteggiamento formale iniziale e cosi loro hanno iniziato a ringraziarci in modo comune e discreto come di solito fanno i grandi leggendo un piccolo discorso. Il loro discorso (che suonava come quando noi da piccoli leggevamo la poesia che si ripete ogni natale con  bambini differenti davanti a tutti i  parenti)  quasi mi ipnotizzò come quella poesia. All'improvviso mi sono passati per la mente tutti i 18 giorni vissuti nella località, tante foto, tanti ricordi.

Il primo giorno, il primo approccio: sono arrivato  con una pioggia incredibile, dopo un viaggio d'autobus di due giorni, il mal di montagna, entro nella casa e inizio a conoscere i primi volontari (due francesi, due coreani, due statunitensi, una messicana e un’altra italiana oltre a  una coppia peruviana che gestivano l'organizzazione con una bebè e un cucciolo bellissimo).
La casa era stupenda, o meglio stupenda la vista, che si affacciava su tutta la città;  i bambini erano  la cosa più bella al mondo: tante facce tanti abbracci, tanta voglia da parte nostra di dare amore (si perché fare volontariato con i bambini, far sentire bene un bambino, non è sviluppare chissà quale teoria economica o cercare chissa quale finanziamento - fare sentir bene un bambino significa dargli attenzione, amore, in una parola volontà).  I miei amici volontari,  con cui  resterò per sempre amico, sono certamente state certamente   persone speciali. Con alcuni di loro  ho anche discusso accanitamente, alzando la voce e mancando di rispetto, sbagliando.
A quanto vorrei poter tornare indietro per non comportarmi più così !!

E quel giorno quando organizzammo quella specie di olimpiadi - e la voce dei bambini, profesor profesor, i loro sorrisi, la loro faccia piena di attenzione quando cercavo di spiegare qualcosa, dalla matematica all'inglese, alle abitudini del nostro paese - le facce dei bambini che vivevano situazioni familiari particolari e tutte le volte che mi sono chiesto e ho cercato di fare qualcosa differente per loro. E le mamme, le coraggiosissime mamme che spesso hanno la responsabilità (sentendola appieno) de portare avanti famiglie numerosissime da sole. Quante foto e quanti ricordi mi sono passati per la mente in quei minuti, con una strana sensazione, davvero strana :  una esperienza che mi ha dato tanto mi ha fatto crescere tanto - ma come tornare alle vita di tutti i giorni dopo aver visto e provato quella realtà? Questa era la domanda che rimbombava nella mia testa. Uno strano senso di impotenza, che però oggi mi motiva  a cercare una professione in futuro che mi possa permettere di migliorare questa situazione.  Quella volta, quando il discorso di quella ragazzina si concluse  scoppiai in un pianto incredibile. 
E così fecero anche  i miei amici. La commozione durò  per tutto il tempo che loro continuarono nei loro ringraziamenti  formali  mentre noi tutti, che avevamo voglia di abbracciarli, dovevamo aspettare che finissero di ringraziarci. Alla fine ci siamo trovati sommersi dai loro abbracci, gli ultimi abbracci, gli ultimi baci. La consapevolezza di aver fatto qualcosa che se non ha cambiato la vita di quei ragazzi deve comunque cambiare la nostra.

All’interno della esperienza ci sono stati, comunque, anche aspetti negativi:  la scarsa organizzazione oltre  alla "rivalità" tra l'organizzazione del Messico e quella del Perù, che comunque non hanno intaccato minimante la nostra attività.Lo stile di vita per niente occidentale (in termini di ordine, sicurezza, tempi, concezione moderna della famiglia, lavoro come unica gratificazione personale), non può indubbiamente essere considerato  un aspetto negativo. Anzi può  far riflettere e criticare il nostro stile di vita, a volte fondato su cose superficiali e sempre più lontani dagli immortali e fondamentali valori essenziali della vita dell'uomo.


 


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