I Volontari 2008 in Palestina
Silvia
Lajee Center, Palestina
2 – 16 Agosto 2008
Il progetto a cui ho preso parte è un campo di lavoro organizzato su base annuale (da sette anni) da Lajee, una ONG palestinese che si occupa della cultura e dell’educazione dei giovani rifugiati ed opera in un campo profughi molto vicino a Betlemme. La definizione “campo di lavoro” non è, in realtà, esaustiva quando riferita a questo progetto, dal momento che i volontari, oltre al lavoro mattutino, sono posti a confronto con un piano di attività che include incontri con importanti personalità della scena culturale palestinese, visite a musei, escursioni in Cisgiordania e – soprattutto – una continua, bellissima interazione con i rifugiati locali. Infatti, al di là del fatto che il team con il quale si pianifica il lavoro comprende volontari sia palestinesi che provenienti dalle più varie nazioni internazionali che palestinesi, l’intera vita del campo è organizzata insieme ai profughi, i quali si occupano della cucina ed organizzano per i volontari stranieri divertenti attività di interazione culturale, dalle lezioni di arabo a quelle di dabkah (danza locale).
Quest’anno, il lavoro è consistito nel sistemare il playground e il giardino della sede di Lajee: l’attività comprendeva diversi compiti quali dipingere muri, dissodare il terreno e occuparsi dei rudimenti del giardinaggio. Tali lavori erano generalmente svolti al mattino, mentre il pomeriggio era dedicato alle attività culturali con i rifugiati: laboratori di teatro, disegno e scrittura creativa erano da noi gestiti con i bambini e i ragazzi più giovani, e si alternavano alle lezioni di arabo e danza palestinese sopra menzionate – dove invece eravamo noi volontari ad essere allievi. Questa organizzazione della giornata ha lasciato talvolta il posto a visite al di fuori di Betlemme: musei, il Mar Morto, una meravigliosa escursione con campeggio notturno nel deserto di Mar Saba. Quel che è più importante, come gruppo di volontari abbiamo avuto modo di incontrare diverse persone, operanti in altre ONG o nella scena culturale palestinese, le quali hanno contribuito a fornire un quadro completo della difficile condizione dei rifugiati.
Quello che è importante, prima di partire, è acquisire una consapevolezza quantomeno basilare della difficile situazione della Palestina. Questo per due motivi: in primo luogo, essere consci del luogo e del momento storico dove ci si trova permette di trarre il massimo dai numerosi momenti di apprendimento e cultura che il campo prevede (motivo per cui preferisco parlare di un campo di “lavoro-conoscenza”, piuttosto che di un semplice working camp). In secondo luogo, la partecipazione al campo pone il volontario a diretto confronto con l’esperienza di vita di chi subisce, ogni giorno fin dalla nascita, le restrizioni e le sofferenze imposte dal conflitto in atto, ed è opportuno esserne coscienti nonostante la brevità dell’esperienza. E’ tuttavia opportuno ricordare in questa sede che il volontario europeo o palestinese che sia , in quanto tale, non si trova in nessun modo in una posizione di rischio; inoltre, il campo si svolge in un’area – prossima a Betlemme – la quale non e’ colpita dalle tensioni che interessano invece la striscia di Gaza.
I rifugiati sono le persone dal cuore più grande, e dal sorriso più colmo di amore e speranza che abbia mai conosciuto. Voglio concludere il mio report ricordando proprio quel sorriso, le risa affettuose dei rifigiati mentre goffamente cercavo di articolare le mie prime parole in arabo, la loro premurosa attenzione per noi in ogni singolo momento della giornata. Nulla cancellerà dal mio cuore la loro affettuosa ospitalità in questa terra tanto solcata dalla sofferenza quanto irreversibilmente piena d’amore.