I volontari in  Germania


 


Caterina Allegro

Comincerò con gli aspetti positivi: il posto era meraviglioso a livello paesaggistico, nonostante fosse da certi punti di vista scomodo, perché isolato (20 minuti a piedi fino alla fermata dell'autobus, poi mezz'ora di autobus fino a Marburgh, e non c'erano autobus dopo le 19:15), la casa era molto carina e attrezzata, ogni richiesta relativa a cibi e bevande veniva generalmente soddisfatta, il lavoro era più o meno come me l'ero aspettato, tranne un giorno (peraltro era domenica) durante il quale abbiamo lavorato dalle nove di mattina alle nove di sera all'interno di una specie di fiera , ed è stato veramente massacrante.
A parte questo direi che l'aspetto più interessante del campo è stato sicuramente l'incontro con persone culturalmente diversissime da me, anche se non posso dire di aver legato con tutti o che tutti mi stessero simpatici, anzi, ci sono stati moltissimi problemi sia a livello personale che di gruppo (problemi che in parte cercherò di spiegare), comunque ritengo che confrontarmi con tali profonde diversità sia stato assolutamente costruttivo e illuminante, e dopo un attimo di smarrimento iniziale , sono stata felice di questa opportunità.
I problemi principali sono stati di natura organizzativa e comunicativa, e sono derivati da particolari situazioni createsi nel campo.
Avevamo soltanto una group leader, di diciotto anni, la quale chiaramente non aveva la più pallida idea di quali fossero i suoi ruoli e le sue responsabilità, in più, oltre ad essere molto giovane, non aveva un carattere forte né risoluto, ragion per cui ha perso immediatamente il controllo della situazione, tanto che ognuno poteva fare come gli pareva, ed è chiaro che quando si è in nove persone a convivere e lavorare insieme, all'interno di un ambiente alquanto ristretto, ognuno ha le sue responsabilità ed i suoi doveri nei confronti degli altri e dell'organizzazione, e se questi vengono a cadere si crea l'anarchia, e non si vive bene.
Proprio la group leader era la prima a disertare il lavoro e a distaccarsi dal gruppo appena possibile, non incentivando in questo modo né l'impegno né la coesione.
Il secondo problema è derivato dal fatto che il gruppo dei volontari si è fin da subito scisso in due metà, cinque persone erano di lingua russa e preferivano parlare russo tra di loro, il che ha penalizzato la generale comunicazione, e creato vari inacidimenti da parte di chi , costretto ad ascoltare l'idioma slavo in modo praticamente ininterrotto, non era capace d'intendere mezza parola, e si sentiva chiaramente frustrato.
Credo tuttavia che l'errore sia più di chi ha organizzato il campo formando un gruppo per il 60% proveniente dall'ex URSS, il quale avrebbe dovuto forse immaginare il crearsi di una situazione alienante, piuttosto di chi, vedendosi nella possibilità di comunicare senza sforzo con persone vicine anche per cultura, con le quali quindi di primo acchitto l'intesa può essere maggiore, e non sapendo peraltro molto bene l'inglese, abbia assecondato un'inclinazione piuttosto naturale e a parer mio comprensibile.
Infine penso che il campo sarebbe potuto andare meglio, ma anche molto peggio, e col senno di poi, ritengo che in generale mi resterà un ricordo positivo.

 

Sara Schinco

Volevo informarvi sulla mia esperienza di quest'estate, che giudico molto positiva e che sarebbe mia intenzione ripetere l'anno prossimo (chiaramente cambiando destinazione).
Il campo è stato organizzato molto bene soprattutto grazie alla competenza delle due leaders.
Unico inconveniente, essendo ospitati in uno Youth Club, era previsto che "socializzassimo" in una certa misura con i ragazzi del posto, mentre invece questi, a parte qualche rara eccezione, si sono dimostrati decisamente chiusi e poco collaborativi.
Inoltre il responsabile di questo centro non faceva che lamentarsi del nostro lavoro (che a mio parere non è stato svolto male) e pretendeva che lo facessimo senza fornirci gli strumenti adatti.
A parte alcune incomprensioni, ce la siamo comunque cavata molto bene, tant'è vero che, alla nostra partenza, siamo stati giudicati "il campo migliore in 8 anni".
Purtroppo tre volontari hanno dovuto partire prima del tempo: uno di loro è giunto a minacciare una delle due leaders (non si sa bene perchè), e altre due ragazze hanno creduto a lui e non a lei, e dunque hanno ritenuto giusto seguirlo.
Una volta lasciato il campo, la situazione è però tornata normale.
Non vorrei dare un'impressione sbagliata, riferendo di questo incidente: perchè a parte questo non ci sono stati altri problemi, e mentre di solito c'è sempre qualcuno che cerca di "svicolare" per non fare la sua parte, o che litiga per motivi futili, o che non sopporta un altro volontario, nel nostro caso tutto ciò non si è verificato, e l'atmosfera è stata sempre delle migliori.
Sono tuttora in contatto via mail con gli altri volontari.
Concludo dicendo che la città di Eisenach forse non è il posto più adatto per fare un campo di lavoro, ma ha di buono che è piena di storia e di cultura e non è lontanissima  da altri posti molto interessanti: noi abbiamo visitato Dresden, Erfurt, Buchenwald, Koenigstein, e volendo ce ne sono molti altri.
 
Giuseppe Timpone
Quest'estate ho partecipato al campo estivo in Germania PRO 343 e posso confermare che l'esperienza da me fatta insieme ai miei amici italiani con il campo lavoro è stata estremamente interessante e costruttiva, poiché da un lato ho condiviso con altri ragazze e ragazzi stranieri responsabilità e aspetti organizzativi che mi hanno fatto crescere come persona, dall'altro ho avuto modo di divertirmi in modo ottimale con loro. 
Dovessi esprimere un voto per il campo lavoro da me frequentato, darei dieci e lode, senza indugio.
Sono, peraltro, intenzionato,insieme ai miei amici a ripetere l'esperienza del campo lavoro anche per il prossimo anno.

 


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