OIKOS

INTERNATIONAL APPEAL FOR THE PRESERVATION OF APPIA ANTICA PARK - ROME

Appello internazionale per la difesa e la valorizzazione del parco dell'Appia Antica contro la edificazione a Tormarancia

SALVIAMO TORMARANCIA di Antonio Cederna

Chi era Antonio Cederna

L'opera di Cederna a favore di Tormarancia

Scheda e immagini del parco

Amici,

in questi giorni tutti i Romani che rispettano l’ambiente, la storia e la cultura e che vogliono lasciare alle future generazioni una città a misura d’uomo, sono fortemente preoccupati.

Una grande area situata a ridosso del Parco dell’Appia Antica rischia seriamente di essere cementificata per aderire agli interessi dei costruttori, saldamente ancorati nel mondo politico.Tutte le associazioni italiane per la difesa dell’Ambiente sono in azione per evitare l’ultimo barbaro atto contro la città. WWF, Italia Nostra, Legambiente, Oikos, Verdi Ambiente e Società, e molti comitati locali sono alleati con la Sovrintendenza in opposizione al Sindaco della Città, il quale, pur essendo stato eletto come membro del partito dei Verdi, a cambiato le sue idee e accusa i suoi vecchi alleati di essere "irragionevoli, estremisti, e fondamentalisti". Noi pensiamo che sia irragionevole devastare un luogo che non è di esclusiva proprietà dei Romani: esso appartiene a tutto il mondo e non può essere svenduto per arricchire un piccolo gruppo di affaristi o permettere a pochi agiati di abitare di fronte ad un Parco archeologico

Rispondeteci e sostenete la nostra battaglia oikos@oikos.org

Affermate che l’Appia Antica non può essere proprietà privata e fermate un business che sfrutta l’ambiente, la storia e la cultura.

back


ROMA - IERI, OGGI, DOMANI - MAGGIO ’94

SALVIAMO TORMARANCIA

di Antonio Cederna

Sempre più forte e decisa si fa, in questo scorcio di secolo, la mobilitazione di enti, istituti r associazioni culturali in difesa dei valori storici e ambientali del territorio romano: perché l’amministrazione capitolina si decida a ridurre drasticamente le abnormi espansioni edilizie previste dal vecchio, superato, ormai inservibile ma pur sempre vigente piano regolatore (del 1965). Particolarmente dura è la battaglia per sottrarre alla cementificazione quell’ultimo, meraviglioso brano di campagna romana che è il comprensorio di Tormarancia, contiguo al parco dell’Appia Antica.

Sono circa 220 ettari che in base al piano regolatore dovrebbero essere sommersi da 2,3 milioni di metri cubi, per l’insediamento di 16-22.000 abitanti: proseguendo nell’eterno vizio di urbanizzare pezzo dopo pezzo a macchia d’olio il territorio, portando alla saturazione il settore sud-orientale di Roma, dove già sono stati costruiti quartieri congestionati e senza qualità (Roma Settanta, Rinnovamento, Sogno), e dove è in corso di realizzazione la devastazione di Tor Carbone.

La ragione per cui Tormarancia non deve essere urbanizzata sono ovvie (e ben novemila cittadini hano firmato la richiesta di un referendum circoscrizionale).

Traffico. Quel nuovo enorme quartiere porterebbe al collasso una mobilità già precaria, intasando ulteriormente le quasi impraticabili vie di Grottaperfetta e Ardeatina. Lo stesso tunnel sotto l’Appia Antica, si osserva, porterebbe un flusso di circa 4.000 veicoli l’ora per senso di marcia, aggravando senza scampo la congestione in tutta l’area.

Ambiente. Il cemento farebbe scomparire uno straordinario ambiente naturale e paesistico, coi suoi pianori verdi, i suoi boschi, gli scoscendimenti delle vecchie cave, gli orizzonti. Sconvolgerebbe il delicato equilibrio idrogeologico, i flussi di Tor Carbone e dell’Annunziatella che assicurano una rigogliosa vegetazione, verrebbero incanalati o cementificati, accelerando il corso delle acque con rischi di erosione e di piene improvvise.

Archeologia e Storia. Verrebbe sconvolto e distrutto il tessuto di avanzi antichi, noti dalle ricerche d’archivio e messi in luce da scavi recenti. Antichi basolati stradali, impianti di carattere rurale e residenziale, complessi sepolcrali a inumazione e incinerazione, i resti delle grandi ville dei Numisi con vasti peristili: il tutto databile dalla tarda repubblica e il III secolo d. C., per tacere dell’esistenza di catacombe.

Assurdità urbanistica. La IX Circoscrizione ha uno dei maggiori blocchi di patrimonio edilizio invenduto, la popolazione decresce, anni fa fu addirittura esclusa una nuova edilizia economico - popolare, nuovi carichi sono inammissibili, anche per l’impossibilità di dotare il nuovo insediamento dei servizi essenziali e degli standard di legge. Tutte queste ragioni da gran tempo sono state fatte presenti all’amministrazione capitolina, in memoriali, appelli, studi circostanziati, conferenze stampa a cura di un efficientissimo Comitato per la salvaguardia di Tormarancia. Contro l’edificazione si sono pronunciati la Soprintendenza archeologica, la Pontificia commissione di arte sacra, il Dipartimento delle scienze della terra della Sapienza, l’Istituto nazionale di geofisica, il Consiglio nazionale delle ricerche, tutti gli istituti stranieri a Roma, l’Accademia dei Lincei.

Innumerevoli sono le disposizioni di legge, da utilizzare per la salvezza di Tormarancia: dal decreto del presidente della Repubblica n. 616 del ’77, alla legge Galasso dell’85 alla legge sulle aree protette del 1991. Regione e Ministro dei beni culturali possono intervenire a bloccare lavori, aree archeologiche e boschi sono vincolati ope legis, una speciale protezione è riservata alle aree "contigue" ai parchi, e via dicendo.

Una legislazione dunque, la nostra, che a volerla applicare, nonostante tante arretratezze, consente una pianificazione rispettosa dei valori storici e ambientali e del loro contesto. Gli interessi pubblici artistico-storici, ha sentenziato anni fa il Consiglio di Stato, prevalgono sull’assetto urbanistico.

Decisiva può essere la proposta di legge presentata da una ventina di consiglieri regionali che modifica la legge regionale dell’88 che istituiva il parco dell’Appia Antica: e amplia i confini di quest’ultimo fino a comprendervi tutto il comprensorio di Tormarancia.

back


L’opera di Antonio Cederna promossa a favore della tutela della Tenuta di Tormarancia ad evitare piani di Lottizzazione per 25.000 abitanti, una città nella città, è stata l’ultima delle sue battaglie che lo hanno reso famoso all’opinione pubblica.

Antonio Cederna aveva intuito immediatamente, non appena sollecitato dal comitato di cittadini, che quella previsione edificatoria era la "cartina al tornasole" dell’urbanistica romana di fine millennio.

Nell’immediatezza del Giubileo il Comune di Roma si appresta infatti a realizzare una ennesima colata di cemento su di grande valore ambientale, storico, archeologico e paesistico, ricca di testimonianze di vita dei primi cristiani che in quell’area svilupparono il reticolo catacombale più noto al mondo: S.Sebastiano, S.Callisto e Domitilla.

Su sollecitazione delle Associazioni, il Comitato tecnico scientifico del Parco dell’Appia Antica, presieduto da Cederna, nominò una commissione di studi per l’individuazione delle aree contigue da inserire nel perimetro di detto Parco. La priorità su cui la Commissione ha concentrato le proprie ricognizioni dalle quali è scaturita la richiesta di ampliamento dei confini del Parco stesso, è l’area di Tormarancia/Torcarbone, attigua al perimetro nella parte occidentale e interessata dalle pesanti previsioni di edilizia residenziale.

back


ANTONIO CEDERNA

Nato a Milano il 27 ottobre 1921, ha dedicato tutta la sua vita alla tutela e alla valorizzazione del patrimonio archeologico ed ambientale. Anche gli ultimi frangenti della sua esistenza (Cederna si spense nell’estate del 1996 dopo logorante malattia) lo videro impegnato nelle sue campagne per scongiurare gli annunciati saccheggi del territorio in vista del 2000.

Laureato all’Università di Pavia nel 1947, iniziò la sua attività come archeologo. Pubblico nel 1952 i risultati di un suo intervento di scavi archeologici a Carsoli sulla via Tiburtina Valeria in Abruzzo.

Risale alla fine degli anni 60 la svolta della sua attività. Poiché la ripresa economica e la ricostruzione postbellica minacciavano gravemente il patrimonio storico, naturale e paesistico d’Italia, Cederna abbandonò l’archeologia per impegnarsi sulla stampa nella denuncia sistematica di quanto, nei fatti e nei progetti, metteva a rischio l’integrità culturale del Belpaese.

I principali problemi affrontati sono stati la difesa dei Centri storici (Roma e Milano in particolare) l’integrità della campagna della via Appia Antica, la tutela dei Parchi nazionali, la lotta alla cementificazione dei litorali dalla Liguria al Lazio, alla Sardegna, la prevenzione del dissesto idrogeologico.

La convinzione elementare che sostenne questo lungo impegno era che non si salvava il territorio, l’ambiente e il patrimonio culturale se non si poneva fine all’inquinamento urbanistico, alla proliferazione indiscriminata cioè di cemento e asfalto, senza una attenta politica di pianificazione.

Negli anni settanta Antonio Cederna è stato Membro del Consiglio Superiore del Ministero dei lavori pubblici. E’ stato Deputato al Parlamento Italiano , dal 1987 al 1992, fornendo un considerevole contributo per la definizione di alcune importanti disposizioni legislative : le norme per la Difesa del Suolo, per la prevenzione del dissesto idrogeologico, per la Tutela del territorio Naturale, la legge per Roma Capitale.

E’ stato anche consigliere comunale in Campidoglio, presidente del Comitato di Gestione del Parco dell’Appia Antica, presidente della sezione romana di "Italia Nostra".

Negli anni 70 fu insignito di medaglia d’oro dalla Commissione per la conservazione della natura del CNR.

Nel 1992 vinse il premio letterario "Tevere" promosso dal Centro Italiano Diffusione Arte e Cultura.

back


Il parco dell'Appia Antica

 

Il Parco si estende a sud est della Città, tra la Via Appia Nuova e la Via Ardeatina e il suo asse è rappresentato dall’Appia Antica, ricca di testimonianze archeologiche e meta dei turisti di tutto il mondo in tutte le epoche.

Gran parte dei suoli sono di origine vulcanica e sono, attualmente destinati ad uso agricolo e pastorale, con la presenza di rare macchie di vegetazione arborea ed arbustiva, soprattutto lungo i pendii. La flora erbacea è tipica delle zone a pascolo, mentre alberi e arbusti sono tipici dell’ambiente mediterraneo e del bosco mesofilo, quali Leccio (Quercus ilex), la Sughera (Quercus suber), il Lauro (Laurus nobilis), l’Olmo (Ulmus Campestris), Mirto (Myrtus communis), la Fillirea (Phyllirea variabilis), il Biancospino (Crataegus monogyna). Lungo i corsi d’acqua cresce il Pioppo (Populus nigra e il Salice (Salix alba).

La Fauna annovera:

la Volpe (Vulpes vulpes), l’Istrice (Hystrix crystata) il Moscardino (Moscardinus avellanarius), il Coniglio selvatico (Oryctolagus cuniculus) tra i Mammiferi.

Moscardino

Tra i Rettili il Biacco (Coluber viridiflavus), la Biscia dal Collare (Natrix natrix) la Luscengola (Chalcides chalcides), il Ramarro (Lacerta viridis).

Biacco

Biscia dal Collare

Luscengola

Ramarro

Tra gli Anfibi il Tritone crestato (Triturus crystatus).

Tritone crestato

L’importanza del Parco è dovuta, comunque, soprattutto alle presenze storico architettoniche che si dislocano lungo il percorso della Via Appia Antica, che sin dai tempi della Repubblica collegava Roma al Sud Italia e della cui antica pavimentazioni sono ancora presenti consistenti tracce.

Tra i monumenti la Tomba di Cecilia Metella, quella di Annia Regilla, il Circo di Massenzio e la Villa dei Quintili. Tra gli edifici religiosi la Chiesa di S.Nicola, la Basilica di Sebastiano con le sue Catacombe, l’Abbazia delle Tre Fontane.


Torna alla home page dell'oikos

oikos@oikos.org