La "spinta" ambientale si cala nei processi di governo del territorio


 
 

 

 

Lo spazio che la questione ambientale ha conquistato nella determinazione degli orientamenti e dei comportamenti collettivi ha fatto sì che, sia soggetti pubblici che privati, improntassero ad essa una parte del proprio orizzonte progettuale.

Parallelamente ad una caduta di idealità e di appartenenza quasi "militante" ad un tema di importanza riconosciuta e consolidata come l'ecologia, si assiste oggi ad una "messa a regime" di alcune azioni di tutela e di alcuni processi di risanamento.

Questo non è tuttavia ancora sufficiente a far sì che le politiche territoriali traggano dalle esigenze di protezione ambientale nuova linfa vitale e rinnovato impulso alla crescita qualitativa.

Si impone l'esigenza di avviare un percorso di incorporazione della spinta ambientale nei processi di governo del territorio così come emblematizza, a livello istituzionale, la fusione del Ministero dell'Ambiente con quello dei Lavori Pubblici.

Esistono oggi le premesse perché i "soggetti dell'ambiente" si fondano con i "soggetti del territorio" dando vita a politiche ambientali non più classificabili come semplici "risposte riparatrici" ad interventi di infrastrutturazione o di trasformazione territoriale, ma piuttosto come parte costitutiva di questi ultimi.

I primi segnali che testimoniano di questo processo evolutivo si intuiscono osservando l'operato di alcuni soggetti pubblici di più recente istituzione.

Pensiamo alle Autorità di bacino che, recependo fin dal provvedimento istitutivo lo stimolo ad operare in piena sintonia con le esigenze di protezione ambientale dei bacini idrogeografici, hanno avviato un processo di pianificazione che consente di mettere in rete i numerosi soggetti che governano il territorio improntandone l'azione ai principi di tutela e di riproducibilità delle risorse.

Emblematico è il caso dell'Autorità di Bacino del Po, che è riuscita a proporre un piano di intervento per le zone alluvionate del Piemonte che individua le esigenze e ripartisce le risorse per l'emergenza senza derogare ai principi di "pianificazione lunga" che dovrebbero consentire di ridurre il rischio che simili catastrofi (umane, economiche, ambientali e territoriali) si ripropongano in futuro con l'odierna drammaticità.

Per contro, anche i nuovi soggetti istituzionalmente preposti in modo precipuo alla protezione dell'ambiente dovranno mirare il proprio intervento su obiettivi plurimi. Pensiamo ai nuovi enti parco, oggi operativi su una porzione di territorio che sfiora il 10% del totale nazionale: la loro azione dovrà svilupparsi in modo congiunto con le forze sociali ed economiche che operano nel contesto locale, nonché con i soggetti che esprimono una offerta di intervento territoriale in settori tradizionali (pensiamo ad esempio ai soggetti di rete).

Non è infatti possibile pensare di tutelare l'ambiente di aree economicamente e socialmente marginali prescindendo da quelle esigenze di sviluppo locale il cui solo perseguimento può garantire il successo e la riproducibilità delle stesse politiche protezioniste e conservazioniste.

Il governo per bacini (idrografici o protetti) costringe una pluralità di soggetti pubblici e sociali all'unitarietà di intenti; spinge affinché si operi nell'emergenza dell'ordinarietà; rende finalmente praticabile un ambientalismo di programma con cui conseguire le aspirazioni e gli obiettivi dei tempi eroici.

Tratto dal "Rapporto sulla Situazione Sociale del Paese" a cura del Censis