Lo ’Scandalo” dei Punti Verdi Qualità: solo un episodio della gestione irresponsabile del verde cittadino che va avanti da vent’anni .

 Una macchia incancellabile degli assessori ‘Verdi’ al governo con Rutelli e Veltroni
e l’incapacità culturale e amministrativa della giunta Alemanno  a uscire da una eredità pesante

 

 

1-     L’origine del problema

 

I Punti Verdi Qualità (PVQ) furono decisi nel 1995, a metà della prima giunta Rutelli,per trovare una soluzione alla mancanza di risorse nella manutenzione del verde urbano. Il problema aveva origine dal fatto che i nuovi quartieri periferici sorti durante gli anni 80 avevano inglobato nel verde pubblico aree precedentemente adibite al pascolo delle pecore, un’attività economica molto diffusa nell’Agro Romano. Sino ai primi anni 90, la crescita dell’erba (causa principale degli incendi nell’area metropolitana) era tenuta sotto controllo dal pascolo e, in alcune zone, dalla raccolta del fieno effettuata senza regolamento da parte di imprenditori agricoli. Queste attività vennero in seguito, scoraggiate dal Servizio Giardini e , in parte, cessarono spontaneamente per esaurimento o trasformazione della pastorizia tradizionale.   Il risultato è che il Comune di Roma doveva provvedere al taglio dell’erba sugli enormi appezzamenti acquisiti facendo i conti, tra l’altro, con una forte riduzione dl personale del Servizio Giardini. Inoltre, le tariffe applicate alle ditte appaltatrici erano spropositate: per la manutenzione di una superficie di 20 ettari  veniva riconosciuto un compenso equivalente ai sessantamila euro, di fronte ad un onere effettivo, per l’impresa, che arrivava, al massimo, a cinquemila. C’è il sospetto che i dirigenti del Servizio Giardini fossero stati di manica così larga con le principali aziende romane del settore in cambio di qualcos’altro. Secondo l’Oikos, (che presentò a riguardo un esposto alla magistratura finito nel nulla) questo qualcosa poteva essere rappresentato da una rivista molto lussuosa (ma non diffusa nelle edicole) nel cui comitato di redazione figuravano i dirigenti del Sevizio Giardini e che, nonostante la scarsa tiratura, otteneva forti somme per le inserzioni pubblicitarie erogate dalle ditte che avevano appalti con il Comune di Roma. Il caporedattore di questa rivista, sino agli inizi degli anni ’90, era l’architetto Stefano Mastrangelo, del quale parleremo più avanti. 

 

2-Le soluzioni c’erano ma vennero rifiutate dai ‘Verdi’ . Perché ?

 

Nel 1994 l’Oikos propose all’Assessore all’Ambiente Loredana De Petris (una ex Democrazia Proletaria approdata ai Verdi ) di riforestare le aree verdi periferiche della Capitale con i fondi dell’Unione Europea . La riforestazione, oltre che ad arrecare enormi benefici ecologici, avrebbe ridotto fortemente le superfici da falciare in quanto, sotto gli alberi, l’erba non cresce. L’assessore liquidò la proposta senza alcuna motivazione, sostenuta in ciò, da Stefano Mastrangelo che, nel frattempo, era divenuto inspiegabilmente suo consulente pagato dal Comune di Roma.   Nel frattempo, anche in seguito alle inchieste giudiziarie di  Tangentopoli che misero nei guai le principali aziende vivaistiche romane, gli appalti per la manutenzione del verde venivano assegnati, senza gara d’appalto , alle cosiddette cooperative sociali, quasi tutte riconducibili alle forze politiche presenti in Campidoglio. Nessuno, inoltre, provò a trovare accordi con i produttori di fieno perché lo raccogliessero gratuitamente (un’ esperienza che funziona perfettamente all’Aeroporto dell’Urbe di Roma ). La De Petris prima, ed il suo successore Esposito (anche lui dei Verdi) hanno continuato a spendere 3 euro al mq. per tagliare l’erba.

Nel frattempo Mastrangelo continuava la sua carriera al Comune di Roma sino a diventare (con procedura singolare) direttore del Servizio Giardini. Con Veltroni la manutenzione dei parchi venne affidata alla Multiservizi di Romeo (finita poi in guai giudiziari) ma, una porzione delle aree verdi veniva da questa veniva regolarmente subappaltata alle cooperative sociali.

 

3-Dal Palaghiaccio alla Città del Rugby . Le vicende giudiziarie e la carriera pubblica di Del Missier: da accusato a controllore .

  

Da ‘Il Messaggero 6 aprile 2012”

 

Dalla pista sul ghiaccio alle aree verdi quei fondi sbloccati dall’architetto

Il ruolo di Del Missier, chiamato in causa da un supertestimone

 

 

Di Claudio Marincola

 

Da indagato per falsità ideologica, invasione di terreno e deturpazione di cose altrui a responsabile dei finanziamenti dei Punti verde qualità. E il salto acrobatico dell’architetto Alessandro Del Missier, il cui nome è finito nell’inchiesta della Procura di Roma dopo le accuse di un supertestimone. Una storia “esemplare”. Da Presidente di “Iceland 90 sri” provò a realizzare 22 anni fa una pista sul ghiaccio a Spinaceto. Ma il giudice istruttore Teresa Marcellino, su disposizione del sostituto procuratore della Pretura circondariale Antonio Luberti, la sequestrò per abuso edilizio. Secondo i giornali dell’epoca era stata edificata al posto di un campo polivalente, contro il parere degli organi comunali e in difformità ai progetti presentati, sottraendo “porzioni di bene pubblico all’uso della collettività”. Tutto era scattato per un esposto dell’Oikos, un‘associazione di volontariato ambientalista.

      Poco male. Del Missier, 53 anni, nato a Bagdad, non si perso d’animo. Qualche tempo dopo lo riscriviamo in pianta stabile al Comune. Qualifica funzionario amministrativo, dipartimento X. Può cosi rispolverare il vecchio sogno: una pista di pattinaggio simile a quella che nel frattempo continuava a gestire dalla parti di Marino. Il 2 febbraio del 2004 il Consiglio comunale da via libera inserendo la pista nel progetto Spinaceto sud. L’assessore all’Ambiente è Dario Esposito (Verdi, giunta Veltroni).

      Conflitto d’interessi? No. Venti giorni prima Del Missier ha ceduto le quote di Iceland 90, “società dilettantistica e responsabilità limitata con unico socio”. Più che un balzo è un triplice salto con avvitamento. Acrobazie possibili solo in certi ambienti: l’ex indagato per abusivismo che si fa assumere risulta decisivo per sbloccare l’opera per la quale era finito sotto processo. Il consigliere del XII Municipio Federico Siracusa (Idv) raccoglie un dossier e denuncia il business di Spinaceto sud, “molto più di un semplice conflitto di interessi”. Ma Del Missier – prosciolto nella prima inchiesta – ritorna sotto i riflettori quando viene citato in un memoriale consegnato in Procura. Il suo ruolo sarebbe stato quello di fare da intermediario tra l’imprenditore Massimo Dolce e l’architetto del Comune Stefano Volpe. “A fronte di qualche regalino e di una Bmw 320”, si scrive negli atti, Del Missier avrebbe dischiuso i segreti della burocrazia e aperto la cassaforte del credito, visto che ormai è lui che si occuperebbe delle fideiussioni.

      Oikos però torna alla carica. Denuncia che della Città del Rugby a Spinaceto non c’è traccia, che il progetto è cambiato. “L’altezza dei manufatti sale senza che nel frattempo – sostiene il presidente dell’associazione Enzo Minissi - sia stata effettuata alcuna manutenzione del verde”. La lettera viene spedita all’assessore all’Ambiente Fabio De Lillo (Pdl, giunta Alemanno).

      Nell’ottobre del 2008 Del Missier partecipa alla XXV assemblea dell’Anci, a Trieste, a nome del Comune di Roma. Decanta la virtù dei Punti verde. Spiega come si accede al credito sportivo. Con lui a illustrare il “modello romano” c’è Marcello Per conti, dell’omonima polisportiva del Quarticciolo.

      Epilogo. Dal 2010 Del Missier è stato trasferito al II Municipio. Alla Vigor Per conti è stata invece revocata la concessione: non avrebbe pagato le rate del mutuo lanciando al Comune una bolletta di poco meno do 5 milioni di euro da onorare. Quando si dice verde qualità.”

 

Del Missier, la cui carriera atipica si era svolta durante i governi di centro-sinistra, è rimasto, comunque al suo posto per due anni con Alemanno, nonostante che l’Oikos avesse segnalato l’evidente incompatibilità . Distrazione o continuità ?

 

 4- Continuità o rottura con il passato ? Una scelta chiara da compiere.

 

Stefano Mastrangelo , la mattina dopo l’elezione di Alemanno a sindaco impacchettò le sue cose e lasciò l’incarico di direttore del Servizio Giardini. Sembra che, però, il primo assessore all’ambiente del centro destra, Fabio De Lillo lo rivolesse al suo posto. Il sindaco prese una posizione dura e Mastrangelo fu rimpiazzato. Alemanno, poi, revocò l’incarico alla  Romeo e, i suoi dipendenti addetti alla manutenzione del verde (circa 300 unità) vennero assunti all’AMA . Tuttavia alcuni di essi hanno riferito di essere sottoutilizzati  in quanto, una parte del lavoro che potrebbero svolgere viene affidato alle cooperative sociali con una spreco inutile di denaro pubblico. Le cooperative sociali, nel frattempo, hanno mutato la loro colorazione. Sempre meno in giro di quelle ‘rosse’, più visibili sigle che, nonostante le smentite ufficiali, sembrano appartenere all’universo di una certa destra cattolica e ‘sociale’. Il problema di queste coop è che, in primis, ottengono gli affidamenti senza gara d’appalto, lasciando molta discrezionalità ai funzionari di zona del Servizio Giardini che, data la sua storia passata e recente, forse dovrebbe adeguarsi a pratiche amministrative più trasparenti. Il secondo problema è rappresentato dalla loro effettiva funzione sociale: chi controlla che i soci appartenenti alle categorie svantaggiate siano effettivamente impiegati  ( e soprattutto pagati) in questi vantaggiosi incarichi ottenuti senza competizione ?  Non vogliamo fare accuse specifiche in questa sede, anche perché abbiamo richiesto ai magistrati che indagano sui PVQ di essere ascoltati, tuttavia ci sembra congruo supporre che certe ‘disattenzioni’ di esponenti politici del PDL con incarichi nel settore dell’ambiente , in particolare per quanto è avvenuto nel XII municipio (ove c’è la più alta concentrazione di PVQ) , possa essere stata ‘incoraggiata’ dalla garanzia di continuità nei privilegi concessi a certe coop.  Nessun reato, probabilmente. Tuttavia una disinvoltura nella spesa pubblica da spiegare ai cittadini romani con una certa sollecitudine.                            Se osserviamo la condizione dei parchi romani, in questo momento, lo spettacolo è desolante: potature inesistenti, erba alta due metri, oltre alla solita sporcizia. L’Oikos ha indicato più volte all’amministrazione attuale le strade da seguire per le superfici di verde pubblico situate nelle periferie: riforestazione , vendita del fieno, affidamento ad associazioni e comitati di cittadini, pieno impiego dei lavoratori ex Romeo. Solo nel XII municipio (stando ai vecchi costi) si risparmierebbero tra i cinque e i seicentomila euro l’anno e si otterrebbe una riqualificazione del verde trasformando parte dei terreni esposti all’erosione e alla desertficazione, in boschi a protezione del suolo e del clima. Il Comune tergiversa, noi insistiamo. Vedremo come andrà a finire.             

 


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