Parchi romani: le astuzie del centro sinistra e l’ingenuità del centro destra

 

Da qualche mese a questa parte non passa settimana senza che compaiano, sulle pagine del quotidiano romano che più di ogni altro guida l’epica resistenza contro la barbarie del centro destra, accorati allarmi sugli scempi che la Giunta Regionale guidata da Storace si appresterebbe a compiere nell’Agro Romano e nel sistema di parchi che ne dovrebbero tutelare l’integrità.   Le argomentazioni a sostegno di questa tesi si basano sostanzialmente su due questioni principali: la prima è che la Regione Lazio sta preparando il riassetto organizzativo dell’Ente Romanatura , preposto alla gestione dei parchi romani; la seconda è che, la stessa Regione, si appresta a ridurre la superficie delle aree interdette alla caccia. Questi due elementi di oggettiva realtà amministrativa, vengono tuttavia esposti mischiandoli, in maniera confusa, a fosche previsioni sulla “cementificazione” della Campagna Romana, ed è quindi abbastanza facile che il lettore del suddetto quotidiano possa essere portato ad associare tre distinti eventi ad un’unica volontà di brutale aggressione verso quel poco che resta dell’ambiente naturale nei dintorni della città.   Dato che ho a cuore la correttezza dell’informazione almeno quanto la tutela dell’ambiente, ritengo doveroso apportare un po’ di chiarezza in tutta la faccenda e, per rendere le cose più facili al lettore, elencherò, di seguito, una serie di fatti concreti:

1)  L’Ente Romanatura ha, sin dalla sua istituzione, lavorato male, se non malissimo, tra l’altro collezionando parecchie denunce alla Magistratura per reati che vanno dall’abuso, all’omissione, al falso. A parte le considerazioni giudiziarie, l’inefficienza nella gestione è evidente agli occhi dei cittadini per il fiorire delle discariche, degli episodi gravi di abusivismo, per la totale mancanza di prevenzione degli incendi. Quel poco di tutela che c’è grava totalmente sulla Polizia Provinciale e sui distaccamenti territoriali del Corpo Forestale dello Stato, questi ultimi convenzionati con la Regione Lazio.
Il paventato ‘smantellamento’ dell’Ente Romanatura, di fatto prevede esclusivamente la riduzione dei membri del suo consiglio direttivo e l’integrazione in esso  di un rappresentante della Provincia e di uno della Regione (che, peraltro, sostiene in toto tutte le spese). A mio giudizio, visti i pessimi risultati, ben altro andrebbe fatto anche se sembra che ciò basti, comunque, a far scendere in campo tutto il popolo (giornalisti compresi) di quelli che ‘resistono’.

2) Seppure con qualche cavillosa distinzione, tutti ammettono che la percentuale delle aree interdette all’attività venatoria, nel Lazio eccede quella prevista dalla normativa. Per quanto mi riguarda, ritengo di aver espresso in ogni occasione il mio più totale dissenso verso l’uccisione con armi da fuoco della fauna selvatica, tuttavia mi rendo conto che la pressione esercitata dalla lobby dei cacciatori ha sempre influenzato decisamente tutti i governi locali. Basti pensare che il presidente della commissione caccia della Provincia di Roma, all’epoca del centro sinistra, era un proprietario di allevamenti che fornivano i costosissimi animali-bersaglio da liberare prima dell’apertura della caccia. E’quindi ovvio che, in presenza di un quadro normativo che gli dà ragione, le associazioni venatorie spingano la Regione al rispetto di tale quadro. Se il centro sinistra ha perso la memoria di tali pressioni, cerchi di ricordarsi perché il loro (ex ?) leader, quando era Sindaco di Roma, si è sempre rifiutato di chiudere la caccia (come peraltro prescrive la legge) nelle aree percorse da incendi.

3) Le aree di edificazione vengono decise dai Comuni attraverso lo strumento dei piani regolatori. La Regione può intervenire con azioni restrittive ma, in nessun caso, può decidere dove si possa costruire.
Rispetto a ciò, valga il fatto che, il 15 ottobre del 2002, su iniziativa dell’Assessore all’Ambiente del XII municipio, Andrea De Priamo (di Alleanza Nazionale) il consiglio abbia votato una risoluzione per cancellare i progetti di edificazione di Tor De’ Cenci Nord e Tor De’ Cenci Sud (a dispetto di un emendamento contrario presentato dal centro sinistra). Tali progetti edilizi  riguardano la costruzione di edilizia residenziale all’interno del Parco di Decima Malafede, in pratica spaccato in due al momento della sua perimetrazione proprio per salvaguardare gli interessi di quelle società che, a partire dagli anni 70 avevano acquisito terreni agricoli in vista della totale cementificazione della zona prevista dai piani urbanistici fortemente sostenuti dal PCI, prima e dai DS, poi. I cartelli posti a fianco degli scavi che precedono le costruzioni  hanno tutti la loro bella scritta COOP che indica con chiarezza a quale gruppo economico l’Agro Romano sia in procinto di venire sacrificato.
 

Veramente acuta l’astuzia con cui il centro sinistra sta cercando di mascherare il pagamento dei suoi debiti storici nei confronti dei costruttori con il polverone alzato dalla prospettata riapertura della caccia in alcune aree protette.

E non posso fare a meno di domandarmi se alcuni pubblici amministratori del centro destra non stiano dando prova di una certa ingenuità nell’occuparsi  del discusso diritto dei cacciatori di procurarsi qualche spiedino di passero in più mentre la loro controparte politica  si appresta a soddisfare ben più consistenti appetiti.

 

Enzo Minissi
Presidente Oikos
www.oikos.org/enzo


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