La diffusa insoddisfazione per l'offerta comunale di ambiente


 
 

 

Sono ormai trascorsi diversi anni da quando la questione ambientale, catalizzando l'attenzione dei media e della pubblica opinione, si caratterizzava per un portato di natura essenzialmente emergenziale. Oggi l'attenzione si è spostata sulla concreta capacità degli enti locali di far corrispondere ad una domanda sempre più attenta e finanche "smaliziata", una gestione dei servizi corrispondente a requisiti di efficienza e qualità di erogazione.

Sono sostanzialmente quattro le tipologie di servizio ambientale che gli enti locali sono chiamati ad organizzare nell'ambito delle proprie attività "ordinarie": lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani, il convogliamento delle acque reflue, la depurazione, la manutenzione di parchi e giardini.

Si tratta di servizi che i Comuni interpretavano tradizionalmente come obblighi amministrativi, ma che oggi, anche per la maggiore esposizione al giudizio di cittadini ormai sintonizzati sulle esigenze della protezione ambientale come garanzia per la salute individuale e per la qualità del contesto territoriale di appartenenza, devono necessariamente essere sviluppati alla luce di una rinnovata cultura dell'utenza.

Attualmente il livello di soddisfazione per questi specifici ambiti di intervento delle amministrazioni locali è decisamente molto basso. Una recente indagine condotta su un campione nazionale di più di 6.000 famiglie attesta che solo il 20,6% delle utenze si dichiara completamente soddisfatto del funzionamento dei servizi ambientali. Per contro, il 39,0% degli intervistati ritiene che tali servizi funzionino decisamente male (tab. 17).

La situazione si presenta, d'altra parte, particolarmente segmentata in riferimento all'ampiezza demografica del Comune di appartenenza ed alla sua collocazione geografica. Nei Comuni di dimensioni più contenute (sotto i 30.000 abitanti), contrariamente a quanto si registra per i centri maggiori (sopra i 250.000 abitanti), il livello di soddisfazione è decisamente più elevato della media. Inoltre, i dati disponibili attestano con sufficiente chiarezza l'esistenza di un "ritardo del Sud" anche per quanto concerne il funzionamento dei servizi ambientali organizzati dai Comuni. Infatti, alla quota comunque ridotta di giudizi positivi registrata nel Nord Italia (26,4%), si contrappone quella decisamente preoccupante del Meridione (13,3%).

Parzialmente soddisfatti dunque gli utenti dei piccoli Comuni settentrionali, decisamente critici quelli delle grandi città del Meridione.

Sicuramente la complessità congenita degli ambiti di intervento in esame si amplifica con un effetto di moltiplicazione passando dai piccoli Comuni alle grandi città. Queste ultime scontano infatti maggiori difficoltà nella programmazione territoriale, nel controllo dell'evoluzione della domanda, nelle stesse dinamiche occupazionali che interessano gli addetti ai servizi.

Non è probabilmente un caso se, mentre nei centri di dimensioni maggiori è in atto un ripensamento sui modelli gestionali che tende ad orientarsi verso l'esternalizzazione (vedi paragrafo precedente), nei piccoli comuni continuano a prevalere forme di gestione non aziendalizzate. I più recenti dati del Registro dei Conti Consuntivi dei Comuni attestano, al riguardo, che ancora oggi l'85,3% della manutenzione del verde, il 78,8% dei servizi fognari, il 47,4% dei servizi di depurazione ed il 42,7% dei servizi di smaltimento dei Rsu sono gestiti in economia.

Per quel che concerne invece il ritardo del Meridione, fatto salvo il fatto che l'inesistenza del servizio è stata assimilata al giudizio negativo sulla sua erogazione (ma d'altra parte non si poteva operare diversamente considerando la grave penalizzazione per i cittadini e per il contesto territoriale derivante dall'assenza di servizi ormai unanimemente ritenuti essenziali), le ragioni sono ascrivibili ad una gamma complessa di fenomeni che vanno dalla "tradizionale" lentezza degli enti locali meridionali nell'adeguare la propria offerta a standard di qualità evoluti fino alla minor "tensione sociale" verso la tutela ambientale (documentata peraltro da numerose indagine empiriche) che si registra attualmente nelle regioni del Sud Italia.

Evidentemente, anche volendo prescindere dalle differenze riscontrate nei diversi contesti territoriali, il generale livello di insoddisfazione evidenziato dall'indagine pone sotto accusa il modello di gestione delle variabili ambientali fin qui adottato. Le possibilità di recupero sono affidate da un lato al già citato percorso di aziendalizzazione là dove consentirà di stabilire un rapporto positivo con le esigenze dell'utenza, dall'altro ad un ripensamento degli ambiti di gestione ottimale dei servizi, attualmente schiacciato sulla sfera comunale ma in prospettiva da ricalibrare su bacini di utenza molto più ampi.

Tratto dal "Rapporto sulla Situazione Sociale del Paese" a cura del Censis