NON CI DIMENTICHIAMO DELL'EFFETTO SERRA!

 

   
 
 

 


E' arrivato il freddo. Normale, siamo a dicembre, anzi neanche è freddo eccezionale, al di là di ciò che dicono i giornalisti, che cercano di trasformare in "notizia" qualunque cosa. In molti si sono precipitati a dare spiegazioni varie per rassicurarci che l'effetto serra comunque c'è, che anzi queste "strane" nevicate sono proprio dovute all'effetto serra che sconvolge il clima (qualcuno vuole controllare se in questi giorni in Siberia fa caldo?).

Riflettiamo un attimo:

  1. L'opinione pubblica non ha chiesto di essere rassicurata sull'effetto serra;
  2. Che l'effetto serra causi ondate di freddo contrasta con l'"evidenza scientifica" che avrebbe già riscontrato modificazioni verso nord nell'areale di distribuzione di certe specie animali: ci sono, ma è anche vero l'inverso. Il vecchio truco della statistica: far risaltare i dati che ci interessano e ignorare quelli che sconfessano la tesi da dimostrare.
  3. L'ondata di freddo non presenta alcuna caratteristica che la faccia ritenere eccezionale nei riguardi dell'andamento del nostro clima.
  4. Una congerie di esperti e istituti di ricerca ricevono in tutto il mondo notevoli finanziamenti collegati al problema dell'effetto serra.

Ma c'è l'effetto serra? Certo, è matematico: bruciamo combustibili fossili, bruciamo le foreste, distruggiamo i suoli (favorendo la decomposizione delle sostanze organiche in essi contenute e quindi la trasformazione di carbonio organico in CO2), riempiamo l'atmosfera di schifezze di tutti i tipi. Questi gas e polveri in parte contribuiscono a schermare la superficie terrestre dalla radiazione solare, quindi a raffreddarla, ma, in misura maggiore riflettono verso terra la radiazione infrarossa emessa dalla superficie terrestre, quindi trattengono il calore. Insomma, con un'atmosfera più pulita si sta più freschi (come le notti stellate sono più fredde di quelle nuvolose); nessuno mette in discussione le leggi fisiche che regolano questi processi semplici. Quando però si passa ad esaminare la complessità dei meccanismi che regolano il clima terrestre le conclusioni non sono così ovvie. E infatti i risultati derivati da vari modelli e annunciati dai vari istituti (alcuni ovviamente sponsorizzati dalla lobby petrolifera, ma non per questo da ignorare!) in giro per il mondo sono dei più diversi e più o meno tutti considerano due possibili meccanismi regolatori a disposizione di Gaia per riequilibrare i propri gas:

  1. Se su un pianeta pieno d'acqua aumenta la temperatura, aumenta anche la quantità di acqua atmosferica, quindi la nebulosità; le nuvole riflettono più energia luminosa verso lo spazio nella metà illuminata della Terra di quanta non ne trattengano sotto di esse su tutta la superficie del globo, provocando un raffreddamento; quindi si raggiungerebbe presto un equilibrio con un clima non molto diverso dall'attuale.
  2. All'inizio della storia della Terra, l'atmosfera era satura di carbonio, sotto forma di diossido, CO2 (comunemente detta anidride carbonica); per la maggior parte è finito immobilizzato nelle rocce carbonatiche ad opera di tutta una serie di organismi, molti dei quali ancora esistenti e attivissimi (pensate alle conchiglie, ai coralli e altri microscopici). Esiste un equilibrio fra CO2 atmosferico e quello sciolto nell'acqua: se uno dei due aumenta, (lentamente) passa dall'altra parte per mantenere l'equilibrio; l'aumento del CO2 atmosferico dovrebbe quindi far sì che parte di questo si sciolga negli oceani, incrementando a sua volta l'attività degli organismi fissatori, che lo sottraggono definitivamente al sistema mineralizzandolo in forma solida, abbassando quindi la concentrazione in acqua, la quale a sua volta richiamerebbe nuovo CO2 atmosferico per ristabilire l'equilibrio.

Il problema è che non esistono i dati per costruire modelli affidabili che ci permettano di quantificare l'andamento di questi processi in futuro e quindi predire il clima che ci aspetta nei prossimi secoli. I due processi sopra riassunti sicuramente avvengono, ma non sappiamo in che misura: potrebbe essere trascurabile, quindi non servire per contrastare l'effetto serra, oppure controbilanciarlo quasi completamente. Inoltre non si può escludere che si siano trascurati altri processi che possano controbilanciare o aggravare l'effetto dei gas-serra.

 


Posso interrompere con un parallelo e aneddoto?

Vi ricordate delle piogge acide? Dovevano distruggere le foreste del mondo, erano cominciate in Germania e USA nei pressi di grosse comcentrazioni industriali, ma qualche anno dopo c'è chi le aveva trovate anche in Amazzonia; è vero, ci sono sempre state! Molte foreste in Europa centrale e Scandinavia sono morte, il suolo si è inacidito e le ha uccise. Ma nessuno dei profeti di sventura, e fra questi c'erano molti forestali conoscitori del problema, ha mai menzionato il fatto che quelle foreste erano artificiali, create dall'uomo sostituendo quelle naturali di latifoglie con abete rosso. Si sa da decenni che la foresta pura di abete rosso (Picea abies, il comune albero di natale) copre il suolo con una spessa lettiera di foglie morte che si decompone lentamente con una reazione fortemente acida. Su suoli già acidi di per sé la foresta di latifoglie, producendo un humus meno acido, sopravvive, quella di abeti fa aumentare l'acidità fino al suicidio e a rendere le acque dei bacini alimentati dalle acque provenienti dalla foresta stessa talmente acide da uccidere i pesci.

Occhio, anche in questo caso è vero che piogge fortemente acide causate da scarichi industriali nell'atmosfera avvengono, e contribuiscono ad aggravare il problema, ma si tratta in genere di casi molto localizzati.

Comunque le piogge acide hanno rappresentato un bel businness per alcuni gruppi di scienziati "di tendenza". Hanno organizzato reti di monitoraggio che dimostrano quello che vogliono loro. Ad esempio in Europa un'albero per essere considerato sano (in giugno) deve avere una chioma che, guardata da sotto, deve coprire completamente il cielo. Se non è cosi viene considerato "deperiente" (a un osservatore rigoroso, risulteranno deperienti l'80% degli alberi, perché solo le chiome di alcune specie e in certe condizioni oscurano totalmente il cielo). Gli alberi deperienti di cui non si individuava subito la causa del deperimento (anche questo avviene nella maggior parte dei casi), negli "anni d'oro", venivano classificati come "danneggiati per causa non specificata presumibilmente dovuta a inquinanti atmosferici". Ecco aggiustate a piacimento le statistiche!

Mi ricordo un campionamento effettuato nella Sierra de Guadarrama in Spagna, dove la banda di esperti Italo-germanica stava classificando come deperienti tutti gli alberi di un bosco di querce dei Pirenei (Quercus pyrenaica). Sono alberi tipici di zone aride, bisognosi di luce, la loro chioma è ovviamente rada, se ne rende conto qualsiasi forestale anche se non è del posto. Una anziana guardia forestale locale fece osservare che quel bosco era sempre stato così e gli altri simili idem: gli hanno tappato la bocca.

 

Bene: l'effetto serra c'è; non sappiamo quali danni potrà causare; quindi, nell'incertezza, cerchiamo di porvi rimedio; ma.....

1. Anche i maggiori profeti di sventure predicono aumenti di temperature di pochi gradi centigradi nel corso di questo secolo. Cose che nel corso della storia terrestre sono avvenute e non hanno causato grossissimi danni. Anzi qualche amante del paradosso potrebbe dire che si otterrebbero dei vantaggi:
  1. Ci sono vaste zone del pianeta inabitabili perché troppo fredde, pochissime perché sono troppo calde.
  2. E' accertato che all'aumento della temperatura media del pianeta corrisponde anche un aumento delle precipitazioni maggiore dell'evapotraspirazione; in pratica quando faceva più caldo c'erano meno deserti e viceversa.
  3. Similmente pare che a un aumento della temperatura media corrisponda anche una maggiore uniformità di temperature medie fra le varie fasce climatiche; cioè gli aumenti dovrebbero essere piu accentuati nelle zone polari che ai tropici, rendendo quindi la superficie terrestre più vivibile.

2. Il livello del mare si alzerebbe? di quanto? un metro dicono i pessimisti. E allora? Abbiamo città costruite appena 2000 anni fà che si trovano adesso 10 metri sott'acqua nel Mediterraneo; Ostia Antica a quel tempo era sulla costa; 400 anni fa dove oggi si stende la Pineta Granducale nel Parco Regionale dell'Uccellina c'era il mare. Napoli e Los Angeles rischiano di saltare in aria senza bisogno di effetto serra. Non voglio dire che non ci si debba preoccupare dell'effetto serra, ma esistono pericoli naturali molto più gravi e molto meglio dimostrati su cui varrebbe la pena investire risorse e energie. Fra l'altro l'innalzamento del mare sarebbe così graduale e lento da permettere investimenti e disinvestimenti in opere pubbliche (che raramente vengono ammortate per periodi superiori ai 50 anni dal nostro sistema economico) tali da non causare alcun danno apprezzabile.

3. Quanta malafede c'è? I paesi firmatari del protocollo di Kyoto si impegnano a ridurre del 5% l'emissione di gas-serra nel corso di 20 anni. A parte la considerazione che non lo stanno facendo, ma poi a che serve? Se si riconosce che l'effetto serra costituisce un pericolo per il pianeta, ci si deve impegnare a ridurre l'emissione del 100%, o comunque a rispettare un programma applicabile e controllabile che elimini il problema o comunque lo riduca a livelli accettabili. Il fatto è che neppure abbiamo la più pallida idea di quali siano questi "livelli accettabili". Se mi fa male in caffè, non so a quanto mi serva impegnarmi a ridurre il mio consumo del 5% nei prossimi 20 anni! Ma in testa abbiamo scritto "giocondo"? E' chiaro che si tratta di un atto di buonismo nei confronti delle lobby ambientaliste. Fa male riconoscerlo, perché anche noi ci consideriamo ambientalisti. Riteniamo più seria la posizione del governo USA, il quale, in mancanza di prove scientifiche sulla gravità dell'effetto serra, non ha aderito al Protocollo di Kyoto.

4. Il mondo è vicino al collasso ecologico, con gravi minacce per la sopravvivenza della nostra stessa specie, per lo meno nel numero attuale e con i presenti modelli economici e sociali. Molte di queste minacce sono ben documentate; ne viene misurato l'impatto attuale e potenziale; stanno conducendo il mondo all'insostenibilità dei nostri sitemi:

- Perdita di biodiversità. Mentre state leggendo sta avendo luogo ad opera dell'uomo la maggiore estinzione di massa degli ultimi 60 milioni di anni (da quella famosa dei dinosauri per intenderci). Non sappiamo quante specie perdiamo (le stime piú attendibili parlano di 50 -100 al giorno), ma sappiamo con certezza che stiamo distruggendo in un attimo ciò che la natura ha impiegato milioni di anni a creare. Non è questa la sede per illustrare le conseguenze materiali e morali di ciò.

- Perdita di suolo. La maggior parte dei suoli impiega milioni di anni a formarsi; le errate tecniche agricole, il sovra-sfruttamento e la pressione demografica sui territori con suoli delicati stanno rendendo sterili e irrecuperabili vaste zone del pianeta.

- Armi nucleari.

- Crescente divario di ricchezza (non solo monetaria, ma anche culturale, di libertà, di democrazia, di giustizia, di accesso a beni e servizi naturali non monetizzabili) fra Nord e Sud del mondo.

- Sistema economico determinato al consumo esponenzialmente crescente delle risorse in un mondo che ha ovviamente risorse limitate.

- Inquinamento attuale e potenziale: accenniamo solo a PCB e scorie nucleari.

Non sarebbe più logico preoccuparsi di queste minacce tangibili, più o meno misurabili e molto meglio verificate scientificamente piuttosto che di una teoria che, anche nella più pessimistica delle ipotesi non affliggerebbe l'umanità più di quanto una di quelle su menzionate già lo stia facendo?

Ma dare risalto a un problema ipotetico, per il quale la società internazionale ha già preparato una pozione a base di acqua zuccherata sufficiente a che un paese industrializzato possa assolvere ai propri doveri nei confronti di tale problema, rappresenta la soluzione ideale per sviare l'attenzione dalla necessità di assicurare una difesa del territorio dagli incendi, dalla speculazione edilizia, dall'inquinamento, da fare la voce più forte in sede di disarmo globale, di giustizia, di commercio equo ed eco-compatibile, ecc.

 

Un sito con molti dati in proposito è: www.geocities.com/carbonomics 

 

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