L'Oikos: "CAMPI  NOMADI : l’emergenza ambientale non è un fatto secondario " - comunicato stampa dell'Oikos del 11 novembre 2009

 
 
 
 

CAMPI  NOMADI : l’emergenza ambientale non è un fatto secondario

 “In passato avevamo sottovalutato il problema, ma cominciamo a renderci conto che i nuovi stili di vita dei Rom, nei loro insediamenti, possono dar luogo a gravi problemi ambientali che possono gravare sulla salute pubblica per parecchi anni”- afferma Enzo Minissi, presidente dell’associazione ambientalista di volontariato OIKOS , che quest’anno celebra il suo trentennale di attività a Roma e nel Lazio. “Nei primi insediamenti c’era il problema dei liquami che percolavano nella falda, aggiungendo inquinamento alle acque sotterranee già da lungo tempo compromesse. Qualche albero moriva per l’effetto dei detersivi versati sulle radici e, dopo la partenza, restavano un bel po’ di rifiuti da rimuovere. Piccoli guai che, però, avevano carattere reversibile.  Gli attuali insediamenti, di lunga permanenza e con un florilegio di attività pericolose per l’ambiente possono, invece, creare danni per la cui riparazione c’è bisogno di interventi di bonifica lunghi e costosi. Dall’accumulo di diossina e sali di rame nei suoli e nelle falde causati dalla bruciatura dei cavi elettrici, agli olii lubrificanti dispersi dalla rottamazione abusiva. La persistenza di un’elevata popolazione in aree ristrette, crea una concentrazione di liquami che provoca effetti da avvelenamento chimico.” “Non sta a noi entrare in polemiche sui tempi e le modalità di rimozione dei campi”- aggiunge Alfonso d’Ippolito, segretario dell’Oikos-“ tanto più che in passato abbiamo ampiamente collaborato con l’Opera Nomadi per soluzioni che tenessero conto delle necessità umanitarie dei Rom, ma ci sembra pericolosissimo, soprattutto per i bambini che, costretti a vivere in ambienti che nulla hanno a che fare con le secolari tradizioni dei Nomadi, rischiano seri danni per la loro salute attuale e futura.” L’appello dell’Oikos è di proseguire con fermezza seguendo l’esempio dello sgombero di Casilino 700, qualora si riscontrino seri rischi ambientali e, contestualmente, stroncare tutte quelle attività che producono inquinamento negli insediamenti il cui sgombero viene differito.     

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