ECOLOGIA DELLA POLITICA

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RUTELLI E L’AMBIENTE:
UN BILANCIO PESANTEMENTE NEGATIVO
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LE CONSIDERAZIONI DELL’OIKOS MENTRE IL SINDACO LASCIA LA GUIDA DELLA CITTA’

 

I sette anni di Rutelli non solo non hanno determinato alcun passo in avanti verso il risanamento ambientale della Città, ma , nella maggior parte dei casi, hanno innescato anche processi di ulteriore degrado.

E’ questo il giudizio che dà l’associazione OIKOS, organizzazione ambientalista e di volontariato, augurandosi che i successori del sindaco uscente non ricalchino in alcun modo i principi negativi che hanno ispirato le sue azioni.

Tra le tante cose da dire, l’associazione fa i seguenti rilievi .

1. I parchi e le riserve naturali istituite con leggi regionali, sono stati lasciati nel più totale abbandono. Il disastroso incendio della Pineta di Ostia, verificatosi grazie alla colpevole incuria in cui era abbandonata da anni, è stato l’episodio più visibile, dietro al quale ci sono centinaia di ettari di prezioso verde percorsi dal fuoco. Tra le aree più colpite, il Parco del Pineto, l’Insugherata, la Marcigliana e Decima Malafede. Il Comune di Roma, sebbene più volte avvisato, non ha sviluppato alcuna politica di prevenzione, non ha applicato le leggi che prevedono interventi di ripristino dopo gli incendi, non ha investito sulle risorse del volontariato. Secondo il Ministero dell’Ambiente, poi, il Comune non ha neppure fornito i dati relativi alle aree percorse dal fuoco. E ciò ostacola qualsiasi piano di risanamento, ripristino e prevenzione mirata.

2. Non è stato fatto alcunché per il risanamento idrogeologico: una proposta dell’Oikos che prevedeva l’utilizzo di fondi UE per interventi di riforestazione dei terreni agricoli abbandonati (che circondano e penetrano le periferie romane) è stata rifiutata senza alcuna credibile motivazione. Il risultato è il mutamento del microclima (aumento delle temperature estive, e violenza delle precipitazioni temporalesche) l’aumento dell’erosione del suolo, il rischio di allagamenti e frane.

3. Se si escludono interventi di maquillage fatti in alcune ville, la situazione dei parchi pubblici è innegabilmente peggiorata, soprattutto in periferia. Sporcizia, degrado, mancata manutenzione sono, tra l’altro, i risultati della gestione del verde alle cosiddette ‘cooperative sociali’, che, a volte, riescono ad ottenere l’affidamento degli incarichi dal servizio giardini al di fuori di ogni normale procedura d’appalto.

4. Nonostante i massicci investimenti, la velocità dei mezzi pubblici di superficie è aumentata solo di due km. orari (passando da 13 a 15 km/h). Aldilà delle proclamate intenzioni, la maggior parte degli interventi sono stati effettuati per incoraggiare gli spostamenti su autoveicoli privati. Il caso dei marciapiedi ridotti o eliminati per creare parcheggi, è illuminante, così pure come i nuovi semafori installati che richiedono ai pedoni di attraversare le strade in due secondi. Nulla è stato fatto per coloro che cercano di usare la bicicletta: la pista ciclabile lungo il Tevere è stata abbandonata al più disgustoso degrado e, soprattutto, non è collegata ad un circuito che ne renderebbe possibile l’uso diverso dalla passeggiatina domenicale.

5. Roma è stata classificata di recente come la città europea più inquinata dagli escrementi di cane.
Il regolamento che obbliga i proprietari a raccogliere quanto depositata per strada dagli animali non viene assolutamente fatto rispettare. Specialmente nei parchi periferici, avventurarsi nel verde significa, inoltre, incontrare sempre cani di accertata pericolosità privi di guinzaglio e museruola, senza che vi sia alcun vigile ad elevare le sanzioni previste.
I proprietari di cani godono di una strana impunità. Non altrettanto i cani senza proprietario, visti i continui scandali che coinvolgono i canili. Forse più che alla tutela degli animali, le scelte sono state orientate a cercare i consensi dei loro proprietari indisciplinati.

6. Un sindaco che un tempo si professava verde, oltre alla distruzione della Pineta di Ostia, può annoverare tra i suoi ‘meriti’ anche la strenua difesa del tentativo di costruire una piccola città a ridosso dell’Appia Antica, un autentico sfregio alla memoria storica della città e un bell’incoraggiamento alla speculazione edilizia e al profitto economico contrapposto ai valori culturali e ambientali che dovrebbero guidare le scelte di chi amministra una città come Roma.

Complessivamente Roma appare come più inquinata, ferita nel suo patrimonio naturale, sporca, paralizzata dal traffico, invivibile per i suoi abitanti.

Il 40% dei cittadini romani (secondo un recente sondaggio commissionato da un giornale romano molto amico del sindaco uscente) lamenta la costante violazione di regole che dovrebbero garantire una civile convivenza.

Il silenzio e la censura sui disastri ambientali hanno come stonato contrappunto il clamore autocompiaciuto per qualche aiuola o giardinetto inaugurato dai vari assessori, ma poi abbandonato al degrado e all’incuria, solo dopo pochi mesi.

I cittadini romani sono coscienti di tutto ciò. A dispetto del silenzio costante dei media politicamente schierati e nonostante le distrazioni di quella parte del mondo ambientalista che per ragioni assai poco nobili ha preferito rinunciare al suo ruolo di denuncia e protesta contro l’evidente scempio che si è consumato.

 

 

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